Noi siamo i Ninos du Brasil, e ci facciamo largo tra la folla (del Serraglio club)

Noi siamo i Ninos du Brasil, e ci facciamo largo tra la folla (del Serraglio club)

Noi siamo i Ninos du Brasil, e ci facciamo largo tra la folla.

Si preannunciava particolare la serata milanese del Serraglio organizzata dagli amici di Via Audio, dopo l’hype invidiabile che i due Ninos si sono costruiti con colpi di genio musicale e dance elettronica di derivazione tribale carioca. Si preannunciava una serata piena di sorprese e muscoli ritmici, per la prima fuoriuscita del disco Vida Eterna. Si preannunciava così un tourbillon di percussioni che ti prendono a calci in faccia tra trance ipnotica di un carnevale carioca riadattato allo spirito metropolitano meneghino.

Ebbene, dopo un’ora di saltelli e coriandoli sparati a tempo, posso confermarvi che i Ninos du Brasil non hanno tradito le attese. Un progetto misterioso, quello di Nico Vascellari e Nicolò Fortuni, che prende piede sulle urla dei With Love e si mescola con un viaggio intrapreso nelle foreste sudamericani tra mandragola e assuefazione all’amore per i pipistrelli.

Il loro set si compone di due impianti percussivi e una base sonora elettronica, con pochi inserti di voce e tanto tribalismo che conduce gli spettatori ad un livello sacro di trance danzereccia e godimento allo stato puro. Uno show dove individuare i singoli brani che lo compongono è riduttivo e fuorviante, se non fosse che comunque un pezzo come Tuppelo te lo porti dietro sino a casa e oltre. Un abbozzo di cori e una passeggiata sotto il palco ricordando il vecchio mosh pit degli esordi post-hc la fanno poi da contorno, per un progetto che nasce anche per dare prova di una studiata presenza visual art.

Ne viene fuori un live diviso in tre parti: ingresso trionfale da ravers con rasta e cassa al seguito, una parte centrale con inserti vocali distorti e bass sound maestra, una fine che lascia voglia di tornare ad un nuovo concerto del duo situazionista. Nel mezzo, presenza scenica assicurata anche dalle maschere che i due Ninos du Brasil indossano per far invidia alle ricerche antropologiche Claude Lévi-Strauss, rattopandole spesso con dello scotch da pacchi.

Dopo bordate da tropicanesimo musicale (O Som De Ossos non perdona), si capisce anche perché si sia accorto di loro il guru della DFA, label culto della scena elettronica internazionale che gli ha dato fiducia, senza togliere nulla al baraccone dei Ninos felice che riparte verso un nuovo porto e ci lascia in piena saudade ritmica.

Noi siamo i Ninos du Brasil, e ci facciamo largo tra la folla.

Grazie a Via Audio per l’invito

Andrea Alesse
recensioni@thefrontrow.it



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