Bentornati a casa: The King Blues producono The Gospel Truth

Bentornati a casa: The King Blues producono The Gospel Truth

Autori: The King Blues
Album: The Gospel Truth
Etichetta: Cooking Vinyl
Stampa: Ja La
Leggendari e poliedrici, un misto nocivo e sicuramente ultra apprezzabile tra Hip Hop, punk rock di scuola americana e crossover multietnico. Dall’Inghilterra uggiosa, eppure, molto fantasiosi e intelligenti negli arrangiamenti, a tratti divertenti e a tratti aggressivi come la scuola post ’77. Dal 2004 in pista, i The King Blues si sciolgono nel 2012 per ricomparire nel 2015, sino a questo bel disco dal nome The Gospel Truth. Non un album per gente che adora preconfezionamenti o sfumature troppo comode, ma un risuonare di tre accordi e oltre che amano un punk rock affermatosi negli Usa a colpi di chitarre, skateboard e felponi extralarge. Sono gli stessi felponi che amano i sostenitori di Sleaford Mods e di una scena hip hop (ascolate Nike Town), viva sin dal vigore di Not Another Love Songs, direttissimo calcio in faccio che ricorda i mitici Transplants, sino al ritorno verso suoni Hellcat Records già con The Bulligdon Boys, tra i cori e le chitarrine spiaggiate tra quintali di lattine di birra ed energia da streetpunkers. New Gods esce poi dritta dalla cassa di un tifoso del St Pauli amante dei Rancid e di creste colorate, con groove ripetuto su beat vocali di rapper di categoria superiore. Punk del nuovo millennio, come sulle mani dell’omino in copertina, pronti ad una ballad strummeriana con i The Mescaleros a passeggio in The Truth comes out, sino alla classica old school in movimenti e passione di America Don’t want me. E se gli Usa rifiutano, noi apprezziamo con gusto quest’album che i The King Blues hanno fatto uscire il 14 aprile, con Ghost of Us che mi porta indietro alle pulsazioni dei mitici Satanic Surfers di Dream about you e la carica non solo adolescenziale pronta a destarsi con i kids a fare i cori. Ben 13 tracce, affrontate anche con la back vocals che accarezza il loro volere strumentale. Dopo la furia, infatti, An nothing but the truth è la loro finale aspirazione ad una verità meno amara e più umana.
Andrea Alesse

Previous Video Premiere: Ai Confini del Mondo - Ron
Next Underground italiano vol. 7: The Big South Market e Okland

You might also like

RECENSIONI

Chinese Man di nuovo in consolle, sono tornati i guerrieri del sound

Autori: Chinese Man Album: Shikantaza Etichetta: Chinese Man Records, Goodfellas Shikantaza è un termine utilizzato nelle scuole Zen e buddiste e letteralmente significa nothing but (shikan) precisely (da) sitting (za),

RECENSIONI

L’angolo di Chains Press and Promotion episodio 1: Lekka e We Fog

Inauguriamo oggi una piccolo nuova rubrica dedicata a persone instancabili. Veri appassionati di settore e conoscitori di musica underground e non solo. Si tratta della crew di Chains Press and

RECENSIONI

L’angolo di Chains Press and Promotion episodio 2: Spleeners e Slowtide

Secondo episodio e nuovi gruppi da scoprire, tra sonorità diverse e sfaccettature che cambiano, ma con la stessa passione musicale. Chains Press rules. Autori: Spleeners Album: A storm from a