Udde, day by day in chiave elettronica

Udde, day by day in chiave elettronica

Artista: Udde
Album: The familiar Stranger
Etichetta: PNR
Ufficio stampa. Ja La

Come si fa a parlare di quotidianità e a raccontarla con gusto e giusto piglio nevralgico? Chiedete a Udde, artista sardo che produce il suo primo vero e proprio lavoro, dopo Lp e trascorsi in zone musicali oscure fatte di psichedelia e black metal. Quando la musica è uno stato mentale difficilmente la si ferma, e allora The familiar Stranger (nome del disco) non lo si arresta con poche parole scritte su di una recensione. Elettronica raffinata a tratti ballabile, con campionamenti e linee da kraut music sparate con arrangiamenti che cambiano in fretta. Tutto per parlare di cose che succedono per davvero, tra spiagge desolate e profumo di noia da provincia, mentre la dipendenze da bar e la tossicità di certe sostanze impongono la ricerca di un’alternativa. La tela è di matrice pop, ma il gusto e l’amore per certo baroque sound (The Bridge Carousel) fa di Udde uno sperimentatore con in testa un idea e nelle mani la sapienza di un polistrumentista che ha digerito parecchia musica.
Un atteggiamento metrico che riprende il brit pop inglese nei testi, e che affronta il suono sintetico chiamando a raccolta la matrice eighties e il dark, tra contaminazioni e gradevolezze sonore che aprono nell’apatico repeat al gusto di Same Old Song. Un brano che ti fa anche muovere, con tasti di keyboards fermi su toni previsi e melodici, in attesa della piccola gloria di provincia che è One Heaven. È la gloria di un emigrato che ritorna e che finisce per cercare il suo paradiso nel bar desolato, una rivincita al contrario come quella di Michael Collins, unico astronauta dell’Apollo 11 che non mise piede sulla luna e che viene ricordato da Udde nel video della canzone. Back vocals oscura accanto a spigolature electro e tanta piacevolezza, come in un incontro tra Kraftwerk e Righeira, tra la solidità crucca e il paesaggio sassarese, dove il nostro ha vissuto a lungo. Da non sottovalutare, nel prosieguo del disco, la carica ipnotica di Wait e la visione didascalica di Supermarket, episodi che stringono la ballata di Neighbour e il suo groove accatastato su un design mai domo e surreale.
Andrea Alesse

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