L’angolo di Chains Press and Promotion: The Wer e Gospel

L’angolo di Chains Press and Promotion: The Wer e Gospel

The Wer e Gospel, per un estate all’insegna delle nuove proposte e di nuove attenzioni.

 

Autori:  The Wer

Album: Werever

Da Roma, via Brighton, arrivano i The Wer. Italiani solo per la carta d’identità dei propri membri, sono un gruppo dinamico e concentrato su ondivaghe esperienze indie pop. Un misto di attrazione giovanile formato Artctic Monkeys e assolato sviluppo di note cantate in inglese, tra synth e tastiere che danno il riverbero di indietronico al loro nuovo lavoro: Werever.

Dopo aver affinato la lame con un tour inglese, ecco che i The Wer cercano una nuova aspirazione, concentrandosi su un sound che richiama CHVRCHES e M+A. Una danza al gusto di elettro pop etereo (Floating), che non può non richiamare in vita gli ascolti della band, fedele amante dei The 1975. Tanto alternative britannico, quindi, come mostrato nella partenza ritmica di Fedora e nella pulizia di Alibi, pezzo che tiene insieme le due sponde del Tamigi con il retrogusto di scacciapensieri danzereccio.

Dentro l’album troviamo anche una certa attenzione al fresco ambient sintetico (A89), di cui i The Wer si sono impadroniti grazie ad una passione per le atmosfere. Si saltella ancora con Pinkish Peach, e si solcano i solchi della tradizione anglosassone, punto di approdo che i The Wer ben interpretano.

Autori:  Gospel

Album: Gospel

Label: Costello’s

Blues rock e animo soul, quattro rockers e un solco musicale che parte dagli anni settanta e arriva sino alla maturità di Black Keys. Un genere spesso ostico nel bel paese, che i Gospel celebrano nel loro omonimo album, ora con chitarra acustica e spirito cantautorale (Fango e Terra), ora con riff più arguti che ricordano i Bud Spencer Blues Explosion e i milanesi Bang Bang Vegas.

Tanta attenzione alla scrittura e alle vene melodiche, vene che si fanno corali in Lampo fulmine, e che spesso di proiettano in spazi garage e acid blues con definite linee di basso e batteria. La canzone non dimentica l’urgenza di comprensione, svelandosi sempre nel cantato in italiano. Attenzione alle tradizioni di bluesman, dunque, per il quartetto originario di Luino e pronto a illuminare i cuori degli amanti di un lo fi sound con pezzi come Scarpe inglesi, travestimento con assolo rock e coro da illusionisti rock.

Dei coriacei amanti di un suono non anonimo, calibrato anche su pezzi più armoniosi come Maggio, tra figure retoriche e simbolismi che si perdono dietro alla chitarre e i fuzz.

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it

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