Non solo soft pop, The End of The Rainbow di Marabou

Non solo soft pop, The End of The Rainbow di Marabou

Autore: Marabou
Album: The end of the rainbow
Autoprodotto, booking a cura di Costello’s

Marabou autoproduce The end of the rainbow. Marabou è il nome inglese di marabù, uccello africano che nasce e muore come incompreso per via di un inettitudine che lo costringe ad essere considerato malevolo e brutto nei movimenti. Una visione probabilmente arcaica che mostra la necessità di scoprire le vere attitudini di un animale dalle mille potenzialità. Proprio come Marabou, autore che va scoperto e ascoltato, perché sotto lo pseudonimo si cela un progetto concreto e vivo, accompagnato dall’elettronica minimale e dalla vocalità struggente, come il volo migratorio del marabù. L’one man band è in arte Giovanni Alessandro Spina, nato e cresciuto a Catania e poi trapiantato a Milano. Dopo le comparse in varie band, abbraccia sintetizzatori e ritmi downtempo per suonare la sua personalità e il suo gusto tutto legato a percussioni digitali, l’utilizzo di una chitarra ed una vocalità pop.

I miei testi parlano di ciò che mi passa per la testa, in verità ogni volta che scrivo musica concepisco il testo tramite il ritmo, la sensazione ed il ricordo che il brano mi trasmette.
Cerco d’essere il più astratto possibile in modo che il prossimo possa immedesimarsi nelle mie parole, trovare un proprio ricordo, un futuro che vorrebbe vedere realizzato o la sua situazione attuale.

È questa l’impostazione di un giovane cantante che scrive da sé testi e arrangia belle composizioni che alcune volte non hanno bisogno della sua voce per sentirsi vive. Come in Error number ten, motivo che odora di musiche artefatte Zero 7, oppure in Simon, trai d’union tra la penisola italica e certa spiritualità elettronica che viene adorata dagli adepti di Four Tet. Anche il tratto finale, Sunset, è solo suonato, quasi a dare un commiato che vuole rivendicare radici sintetiche e ballabili.
Prima di ciò, spazio alla voce pop sonnecchiante che parla di visioni (Garden’s dream) e incapacità relazionali (into the blue), con sotto un ampia dose di beat minimal. L’uso esclusivo dell’inglese aiuta molto a dare toni sensibili ad una musica anche dai tratti eighties, vedi l’immancabile racconto d’amore di Love story. A chiudere il cerchio, per un album che ha gusto anche nell’artwork fumettistico e dannato, ci sono gli accordi di chitarra in Shaken, aiutati da un groove rallentato e pieno di buone intenzioni. Dopotutto, come ci insegna qui Marabou, c’è solo tempo per nuove ispirazioni.

Testo a cura di Andrea Alesse

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