Terenzio Tacchini, one man band show alla ribalta

Terenzio Tacchini, one man band show alla ribalta

Autore: Terenzio Tacchini

Album: The Get Drunk

Label: Bloody Sound Factory, Sweet Teddy Records, S.F.A. Records, Narvalo Suoni, Sob! Records

 

Un one man band selvaggio e in piena estasi da deliri rock and roll di stampo lo-fi. Terenzio Tacchini arriva da Fano, ma ha nel cuore le misure del garage rock post 1977 dei padrini americani. Un artista tutto jeans e basettoni, che suona anche con Zombiero Martin e Go Cannibal, ma ha trovato il tempo di cantare la sua poesia di sporco e acido rock and roll che porta in scena con passione , come in disperato ritorno alle origini di mitraglie sonore alla The Rippers e The Morlocks.

Terenzio Tacchini diviene così un protagonista delle chitarre dai riflussi garage e della batteria nervosa, mentre la sua voce si perde burbera tra le zozze ammiraglie di pura energia, con un artwork d’eccezione messo a punto dallo stesso autore. Un do it Yourself in piena regola punk, per un album che tratta subito di vita reale con All My Troubles, delirante e apprezzabilissima canzone veloce e arroccata su un garage psichedelico di ottima fattura, con cori al punto giusto. In The Get Drunk, canzone che da il titolo al disco, salgono invece in sella le chitarre alla The Black Keys, in un pezzo più strumentale e meno dialogato rispetto alle distorsioni di the hangover. Un racconto di puro spirito rockers, dunque, attende l’ascoltatore quando accende le tracce di questi due pezzi, in una combo in cui l’alcool è il pretesto per la macchinazione di note grezze stradaiole.

Speechless assapora poi la ruvidità di una melodia malata, che ci fa sbalordire ancora di più se pensiamo che è suonata, composta, e articolata da una sola persona, a suo agio nelle chitarre dei The Queers imbevuti di acidità e amaro benedettino marchigiano sino alle viscere. Sarà proprio l’amaro, ma Terenzio Tacchini non si perde mai di energia e scorrazza su cavalcate psicotiche con To the Ground, rialzandosi con in cuffia il primo album di Nick Olivieri. Please steal my money è pura attitudine rock sin dal titolo, con una strampalata e amorevole missione suicida che porta il nostro ad abbracciare poi la forma cantautorale di Believe me, sempre grezza e ancorata alla sua mentalità buskers.

Breakdown è il velocissimo commiato in punk rock style alla The Manges, più forma canzone e tre accordi, con ammiccanti cori e ritornelli sexy, per un poliedrico artista tutto da scoprire, anche nella sua veste solitaria.

Fate largo a Terenzio Tacchini. Non aggiungo latro.

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it

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