Tartage e i suoi fantasmi electro: My personal thoughts

Tartage e i suoi fantasmi electro: My personal thoughts

Autore: Tartage
Album: My personal thoughts
Label: Qanat records
booking: UnoMondo

Un album sulle difficoltà e sulle sue interpretazioni,che rilegge distanze e incompatibilità in chiave elettronica.

Tartage è Lucio Giacalone, compositore, producer e musicista che abbandona il basso e il credo in una band (Out for a walk, Chip’s e tanti altri) per abbracciare sperimentazioni con laptop e melodia. Produce dunque il suo My personal thoughts, intento solista che ha in testa l’electro di derivazione glitch e l’amore per tempi e beat definiti di natura geometrica. Non mancano le tentazioni pop alla Nularse, ma neanche il gusto per un suono sintetico che mi ricorda My Awesome Mixtape (chi li ricorda è uno di noi).

Dopo workshop ed esibizioni in ambito internazionale elettronico, Tartage scavalca quindi la barricata e dimostra la sua attenzione per metriche amanti di Four Tet e beat istrionici, come quelli di Iris Love e del suo salto verso campionamenti ambiti in zone Kraftwerk (a proposito, tornano in Italia questa estate).

In questo progetto collabora con il cantautore torinese Johnny Fishborn, il cantante berlinese Haas, e anche con  il producer/sound engineer Alessandro Lupo, con cui ha scritto insieme il brano strumentale Mashintosh e che ha curato il mixaggio dell’intero disco.

Le intenzioni pop sono chiare sin da Bloodline, synth pop manifesto con voce ovattata e sognante del citato Hass. Il tedesco lo ritroviamo poi in No science, un brano articolato su ritmi decisi con una tensione quasi cinematografica del sound. Un costrutto importante, con 5 minuti e 30 di apprezzata malinconia elettronica che apre al Tartage pensiero e alla sua innata metrica di derivazione teutonica.

I toni minimal hanno la meglio nella successiva Empteen, brano in cui la trama è quella delle divergenze e della comunicazione mai corrisposta. Years of nothing, Colours of painting, the concept is empty. Questi i versi in cui si perde il battito  musicale di Tartage, che poi procede in direzione paranoica con The other Life. La canzone di saluto, oltre alla dormiente voce di Fishborn, assume ritmi che virano verso un tiepido vigore trip hop, con i piedi ben piantati nel cemento e riflessioni sulla caducità inesistente del tempo.Time don’t exist, lo sostiene Tartage, lo comprendo anche io.

Testo a cura di Andrea Alesse

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