Suvari, un album di rinascita e forza

Suvari, un album di rinascita e forza

Artista: Suvari

Album: Prove per un incendio

Label: To Looe la track

 

Un disco particolare capita tra le mie mani. È “Prove per un incendio”, un album scritto, diretto e arrangiato da Suvari. Una storia particolare quella dell’artista italiano, ex frontman dei Lags che è stato costretto a ripensare la sua vita a causa di una malattia. Un episodio che cambia tutto, e che lo costringe al ritorno a casa da Londra e lo porta a mutare prospettiva fisica e mentale, nei confronti di tutto, anche della musica. Invece che star fermo e aspetta, il buon Suvari, ossia Luca De Santis, si lancia in un progetto unico e invidiabile, e si mette a comporre, a testa altissima e con fare non solo terapeutico.

Suvari si racconta e ci racconta i suoi pensieri in nove tracce di electro-pop genuino e diretto, servendosi delle proprie poche possibilità fisiche del brutto periodo in questione per lanciare in aria synth e effetti laptop. Una musica che incrocia artisti come NonPellegrino e Cosmo, aiutandosi con programming decisi e veloci. Una scrittura lineare e godibile aiuta “Prove per un incendio” a venire fuori in ogni brano, partendo dalla rinascita di Punto Omega e dal tempo perduto, come in una favola alla Guerrà degli Antò che ora si ciba dell’elettronica, confrontandosi coi tempi nuovi e ritornando a casa, chi da Londra, chi da Amsterdam.

Suvari si lancia così a pieno nel cantautorato electro, lasciandosi cullare (Per lasciarsi trasportare) e aprendo anche a motivetti più edulcorati e giovanili in Cosmonauta, per poi tornare a nuotare in un avvolgente ritmo eighties in Per quel che vale, brano che diviene un piccolo inno ad andare ad avanti, sempre e comunque.

Gli effetti si fanno più complicati e oscuri in Horror vacui, una canzone di transito con strumentazione dark wave che porta alla seconda traccia del disco, dove brilla Riprendiamoci il caos. Niente lamenti, ma viaggi assolati di pop elettrico fatto in casa, con cura e amore per le battute e le aperture delle note, come in una cavalcata che poi diventa esortazione nella finale Madeleine. Campionamenti di sonagli e animo alla Yombe, ma meno sbarazzino e più deciso e maturo, mentre Suvari si cimenta con r’n’b e soliti effetti cercati.

Bentornato Suvari e grazie della lezione, non solo musicale.

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it

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