Lode al vagabondare, lode a Stu Larsen e il suo Resolute

Lode al vagabondare, lode a Stu Larsen e il suo Resolute

Autore: Stu Larsen
Album: Resolute
Etichette:Nettwerk Records/Bertus
 Stampa: Ja La Media

Alla fine qualcuno l’ha fatto veramente.

Ha mollato tutto, un lavoro in banca e una tranquilla vita di provincia per cercare l’avventura, dedicandosi a musica e fotografia. Basterebbe questo per farvi innamorare di Stu Larsen e del suo ultimo lavoro dal titolo Resolute.

Animato da pensieri e sentimenti da chansonnier errante, il nostro autore australiano ha prodotto un album tra un cottage in Scozia, un appartamento in Spagna e un bunker dell’esercito nella sua terra dei canguri.
Non un concept sull’essere avventurieri, bensì un delicato sogno interpretativo di marca indie folk, scritto e diretto dal cantante nomade che dalla provincia di Dalby ha attraversato le montagne e i mari per un tour lunghissimo. Erano i tempi (2014) dell’uscita di Vagabond, registrato ai Linear Studios di Sydney con l’aiuto di Chris Vallejo e Mike Rosenberg, ossia il maestro Passenger.

E proprio Passenger gli da credito come apripista dei suoi live e come manager, scegliendo la solida verve di Stu Larsen e della sua chitarra. Un po’ Jhonny Cash, un po’ menestrello a spasso col piglio country (sentite Chicago Song), il nostro Stu Lrsen apre con interpretazioni profonde un album maturo e metaforico, quasi come in un viaggio in cui il moniker di Alex Supertramp (Into the wild, film cruciale) vegli su gli ascoltatori.
Aereoplanes apre con una ballad velata di malinconia e traversate a piedi tra i prati di Scozia, con una voce femminile al seguito e i piedi nudi che scottano poi sotto il cielo di Barcellona.

Sono vivi i tempi di Lies Will Keep You Out del 2008 e The Black Tree del 2009, sempre accarezzati da un tocco di chitarra che ama destreggiarsi con archi e ritorni indietro verso un deserto di sicurezze ormai estinte. Going Back to Bomewille fa quindi al nostro caso, prima del pianoforte di What If che ama Joshua Three degli U2.

Molto bella e sognante è poi Far from me, animata da un coro che mira oltre gli sguardi che poi si fanno pensierosi nella maestosa By the River, pezzo elegante e ben suonato che dall’indie folk estrapola il suo mantra umorale e pieno di significato, accanto a tocchi secchi di piano che danno un significato tetro all’ambiente sonoro.

Vagabondare non è mai stato così semplice con Stu Larsen.

Andrea Alesse

 

 

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