Strueia, di spleen, chitarre e boschi fatti di camminate malinconiche

Strueia, di spleen, chitarre e boschi fatti di camminate malinconiche

Autore: Strueia
Album: La chitarra, il bosco lo spleen
Etichette: MiaCameretta Records/Noia Dischi

Srueia è una creatura musicale distante e intima allo stesso tempo. Un cantautore verace che è attento alla malinconia e alla costruzione di versi che hanno tutti e tre le componenti menzionate nel titolo del nuovo disco: La chitarra, il bosco lo spleen. In uscita il 10 febbraio, il terzo intenso e partecipato lavoro del singer nostrano ha una nuova caratura rispetto ai precedenti From the appartamento to Eternity del2012 e Morolo del 2014. Il filo conduttore è la magia della ricerca di Hank Williams, che fa di Strueia un crooner dal cuore country, laddove country significa attenzione a quell’umore maledetto misto a noia e romanticismo. Una miscela che si traduce in letteratura e anche in pittura, come ben testimoniato dalla copertina opera di Irene Scarchilli che getta subito l’attenzione su di una merce, quella di Strueia, rara e invitante.

Non perdiamoci però nel solo gusto della retorica di copertina. Dentro La chitarra il bosco lo spleen c’è anche della ricercatezza sonora che ama costruire amori e delusioni, con torpore da passeggiata in un bosco dalle foglie cadute in pieno inverno. Struiea, che è anche batterista, si è fatto aiutare da amici della scena da lui frequentata, come Ettore Pistolesi e Bubi dei Flyng Vaginas, Cristiano Pizzuti dei Black Tail, Gianluca Testani, Mario Martufi e Sandro Traversi dei Mosquitos.

La visione bucolica per estraniarsi e una canzone per cantare l’estraniazione. Questo è sin da subito il credo di Strueia, catalizzatore in Canzone da due note di una mission da poeta che ama l’organo e i suoni di batteria lancinanti, con un ritmo tutto suo della voce e un due note per passeggiare insieme alla chiusura quasi medievale del pezzo. E come poteva mancare una ballad che disserta della melodia inutile del più duro dei mesi estivi. E’ Agosto, un po’ Moltheni, un po’ tonica deam pop song che ama la radioattività e l’acustica di sottofondo. Stessa materia, con effetto elettronico, in Canzone degli amici che se ne vanno.

La chitarra spinge i tormenti di Da soli, apprezzata per un testo che si occupa seriamente di malinconia, con nostalgia anche per il primo Vasco Brondi nella composizione. Stana l’apertura Lo fi alla Bugo di Una Coppia, filastrocca minimal noise che si ciba di un ritmo più veloce e anche psichedelico, lo stesso che è rintracciabile in Tutto ok e nelle sua back vocals maestosa e sinistra. La vena pop non lascia però solo Strueia, anche quando La canzone degli alberi ricorda l’amore per una canzone melodica italiana che sa parlare a pieno di tristezza, unendo alla rima baciata il sapore nostalgico con chitarra acustica in braccio. Perché lo spleen, quello vero, va coltivato e portato in musica.

Testo a cura di Andrea Alesse

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