Years & Years, la recensione di Palo Santo

Years & Years

Palo Santo
Polydor Records

Sono passati 3 anni dal loro album d’esordio “Communion”, eppure questo lungo silenzio sembra aver lasciato un’aria di pura perplessità. La band di
Olly Alexander (rinomato attivista LGBTQ) fa ritorno nella scena musicale con un disco che sembra un concept album. “Palo Santo”, cui nome fa riferimento all’incenso utilizzato dagli sciamani Inca per allontanare le energie negative, è un album in cui la dancefloor e la UK pop culture dominano indisturbate
Un disco dove si può subito notare uno stretto collegamento di trascendenza religiosa nei testi di Olly Alexander, dove si parla di euforia, distopia, spiritualità
e purificazione dell’anima, il tutto riportato in chiave electro-pop. Eppure, le carte in tavola per essere
uno dei gioiellini pop del 2018, c’erano e ci sono. Con canzoni come “Lucky Escape” e “Up in flames” dove il trio ci ha dimostrato che di talento ce n’è, anche nella produzione.
Nonostante ciò, sembra quasi che il disco fatichi a trovare una vera e propria struttura, perdendo così la
percezione della fluidità.
Che questi 3 anni di attesa siano passati lentamente o meno, sta di fatto che gli Years & Years hanno ormai lasciato andare lo stile da Tropical House, uscendosene con un disco che al primo ascolto sembra molto apprezzabile (in cui ci sono voluti ben più di 8 produttori), e che rimane un prodotto importante della pop culture machine odierna. 

G. O. W

recensioni@thefrontrow.it 



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