Nohaybanda!, sperimentazione e energia math-rock elettronica

Nohaybanda!, sperimentazione e energia math-rock elettronica

Nohaybanda! 

Nohaybanda!  (Omonimo, novembre 2017)

Mega Sound Records / Stirpe999 (in collaborazione con Offset, Dischi Bervisti, En veux-tu? En v’là! e Pinkman Studio)

Un disco omonimo per superare i recinti degli schemi musicali e andare oltre la composizione sterile fine a se stessa. I Nohaybanda!  tornano a far parlare di loro con un nuovo lavoro uscito lo scorso novembre, ma sempre attuale.

Musica strumentale e fusioni tra elettronica e math core, suonata con un impronta fortemente devota ad un idea di crasi tra la sfera visual e i ritmi musicali. Una trazione cinematica e sperimentale, tra idee che proliferano in molti campi musicali, e iniziano da una visione essenziale dei titoli, composti tutti da tre singole lettere. Difficile capirne il significato, come è difficile non apprezzare la versatilità di un duo che in alcuni casi alza il ritmo come se a suonare fossero molti più componenti . Le anime viscerali della musica dei Nohaybanda! toccano tanti campi, giungendo a connettersi con tasselli di jungle che sconfinano poi in crossover (BNM) e arrivando poi a farsi più sinistre con l’elettro-core di PPS.

La musica, comunque, per i Nohaybanda!  non è tutto, basti pensare che l’album è stato pensato e creato esaltando la fisicità del formato, attraverso due differenti manifatture: uno stampato tramite differenti timbri dell’artwork realizzati con stampante 3d, e l’altro con una copertina siliconica di quasi 4 centimetri e illusione ottica. Un design che si amalgama con le pulsioni musicali di chi ama confrontarsi con ZU e affini, per poi salire su altipiani vorticosi ed eclettici.

Registrato interamente dal vivo, l’omonimo album del duo italiano mantiene sempre viva l’attenzione del suono, diventando  in un brano come RKL più incline ad una miscela che avvicina la musica da colonna sonora (Calibro 35) con le ondate ritmiche elettroniche. Non un disco per ascoltatori banali e superficiali, in quanto l’espressione e la vertiginosa dei Nohaybanda!  non ti lasciano mai solo, costringendoti a continue esplosioni di suono.

In SS1 sembra inizialmente di riconoscere i Battles, pronti poi a fondersi con i Bamboo e le loro cavalcate elettroniche, mentre in WCK si arriva a pestare giù duro sulle percussioni e i synth, con rimandi a riverberi jazz-core e materia metal, toccata sul finire di un pezzo da 8 minuti e 23 di saliscendi e terrore finale.

 Se cercate emozioni e sperimentazioni, cercate i Nohaybanda!.

Andrea Alesse



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