“No Sounds Are Out of Bounds” dei redivivi The Orb è il nostro disco della settimana

“No Sounds Are Out of Bounds” dei redivivi The Orb è il nostro disco della settimana

Autori: The Orb

Album: No Sounds Are Out of Bounds

Label: Cooking Vinyl

 

Quindicesimo album e il profumo di una certa superiorità nella composizione e nel costume di una produzione musicalmente totale. I The Orb tornano alla ribalta con “No Sounds Are Out of Bounds”, dodici trace uscite lo scorso giugno in un nuovo disco che profuma di contaminazioni e anche di dolce sapore di trip hop sbilanciato nella vecchia scuola.

Alex Paterson, storico e resistente componente che non cambia casacca, ci ha quindi preso gusto, scalciando come non mai in un nuovo lavoro che trova fiducia nel field recording e nei richiami al dub dei cari Dub Syndacate già dall’ancestrale The end of the end, brano dove il campionamento di un rombo di motore motociclistico rompe la melodia femminile di una danza elettronica incalzante.

Tornano in pista i vecchi capisaldi della scena anni ’90, con il dub di Wish i had a pretty dog (Dub fx che incontrano l’ipnotismo) e la trance ballabile di Rush Hill Road. I The Orb sono un fiume in piena, con la loro dance mistica che tocca livelli di sublimazione e accortezza in Isle of Horns, dove gli effetti sono tridimensionali e si legano alla matrice del degenere prolifico di vecchie crew che resistono a colpi di beat e passione. Un basso magnetico accompagna poi Wolfbane, canzone che verrà apprezzata anche da chi ama ritmi più funkeggianti, poi ripresi in una marcia elettronica clandestina che risponde al nome di Doughnuts forever, dove si sente l’influsso della grande madre, quella musica nera che dalla Franklin in poi aiuta i produttori musicali a intraprendere la loro strada.

Il tripudio finale è poi tutto per Soul Planet, ossia 15 minuti e 11 secondi in cui i The Orb ci ricordano come fare musica voglia dire pensare e poi agire, ma anche che bisogna lavorare a lungo e poi far uscire dischi, senza fretta. Una traccia magnetica in cui ci si trova davanti ad una malinconia di una donna lontana, tra echi floydiani di ritorno e la marcia dance che è pronta ad abbracciare i ravers, di nuovo in pista grazie agli infiniti The Orb.

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it

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