Les Fleurs Des Maladives, non siamo e non saremo indie

Les Fleurs Des Maladives, non siamo e non saremo indie

Autori: Les Les Fleurs Des Maladives

Album: Il rock è morto

Etichetta: Ostile REcords

2017, Odissea nello spazio del rock and roll. Tre brutti ceffi se ne vanno in giro in metropolitana con le teste di scimmia a mo’ di maschera. Il rock è morto e tocca a qualcuno rianimarlo con passione e toni grunge stoner che amano le distorsioni e la direzione del linguaggio in italiano. Les Fleurs Des Maladives pubblicano quindi il Rock è morto, concept album che vuole dimostrare la forza di un trio che torna dopo tre anni passati in panchina ad osservare finti bomber accaparrarsi la scena alternativa e il suo caparbio essere sopra le righe. In copertina, con architetture tipicamente punk alla Jhonny Savages quel buon tempone di Mark David Chapman, in un elaborazione della foto segnaletica scattatagli presso la centrale di polizia di New York il 9 dicembre 1980, subito dopo aver sparato a John Lennon. Già si capisce tutto, come si capisce tutto da un pezzo La grande truffa dell’indie-rock, riproposizione della logica del manager dei Sex pistols ai giorni d’oggi. Una nuova truffa che somiglia a Non è la Rai, camuffando e camuffandosi per dar seguito ale mercato. Dinanzi a questo Les Fleurs Des Maladives colpiscono genuini e dinamici, amando le distorsioni e le tematiche in lingua madre come i Fieno o i Rookie, attualissimi padroni della scena. Voglio solo rock’n’roll è il mantra della prima traccia, denominata per l’appunto Rock’n’Roll, già caposaldo del pensiero che poi richiama gli innegabili mostri che attanagliano chi si abbandona nel vortice di Attacchi di panico. Niente fronzoli e solo riff arguti e chitarra che ama alzare il tono, mutuando però anche un tocco di melodia blues grazie all’armonica di Chernobyl. Qui i nostri si rifanno alla logica di Heisembreg, riproponendo il loro amore per sapienti letterature, già dimostrate nel loro nome che richiama innegabilmente Baudelaire.

Non poteva mancare una critica molto stile Punkreas al mondo dell’hipsteria del design che canta Hasta el Campari siempre lungo i Navigli con i propri modaioli compagni, con tanto di cori acidi e qualche marcetta percussiva che ci sta come la voce camuffata per scoprire la svuotamento di questo mondo.

Tutto torna nella titeltrack, dove Les Fleurs Des Maladives fanno pagare il conto alla modernità del rock, ricordandoci di come si vuole suonare col cuore e la voglia di emergere. Proprio come in passato. Ci vediamo il prossimo 25 marzo al release party del disco.

Andrea Alesse

 

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