Luca D’Alberto, fragile ed elegante con “Exile”. Recensione e intervista

Autore: Luca D’Alberto
Album: Exile

In un nuovo incandescente filone musicale, che sta lentamente e giustamente affermandosi, ecco un altro grande compositore/attore della nuova scena musicale.
Luca D’Alberto è il suo nome e la “Exile” il suo regalo alla tensione in musica che riflette un chiaro amore per le note poetiche e pe la composizione alta, in un avanguardia che si ciba di classic music e note d’atmosfera. È la rivincita della musica strumentale, che sente il peso di un urgenza creativa che ci faccia riscoprire il gusto cinematico di archi e linee di piano, con qualche inserto elettronico.

Come per Federico Albanese e altri attori (pensiamo a Nigri o Starship 9), la voglia di esplorare e comporre e per Luca D’Alberto la bussola maestra di una musica che riflette l’intimo e il personale, in un emozione che può essere racconto (like we were) oppure anche divertissement electro barocco con virtuosissimi stile Four Tet (Pianodiscoteque).

Già famoso per diverse partecipazioni a colonne sonore e per la sigla di un conosciutissimo spot, il nostro autore si spinge oltre la linea della sonorità vocale, con composizioni orchestrate ed emozionali, in una via d’uscita che in una traccia come Grace sa essere puro immaginario. La finalità è quella di mostrare i muscoli gentili di una musica che è capace di cibarsi anche di ambient e landscape. Liriche strumentali che mischiano la tensione post rock con la magia del classico, come nella stupenda e artefatta Love Song.

Per conoscerlo megli, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui:

1 Un album profondo e cinematico. Quale è stata la sua fonte d’ispirazione, dopo l’esperienza di Endless?
Luca D’Alberto: Per comporre i miei input sono immagini, piccoli gesti che vedo camminando per la città. Di sicuro la mia fonte di ispirazione non è altra musica ma piu le immagini che a volte durano pochi secondi ma si stagliano nella mente. Poi la mia fonte di ispirazione è qualcosa che difficilmente posso tradurre a parole, è uno status, ho l’urgenza di creare suoni e di trovare melodie rare, un continuo atto performativo e creativo dove miro a superarMI.
 
2 Sembra che la musica “compositiva” (permettimi questo termine) stia attraversando un momento di rinascita, con apprezzamenti fuori dai canali tradizionali.Cosa ne pensi?
Luca D’Alberto: Se da una parte la voce è un elemento “organico” stupendo dall’altro è una gabbia. Quello che voglio dire è che la voce con il suo testo/parole a volte mette in gabbia la ricerca musicale, o comunque la limita soprattutto li dove c’è un totale predominio della voce e del testo. Credo che al di la del successo o meno della musica “compositiva” si debba sempre dare un orecchio attento a progetti strumentali perchè è li dove spesso si fa la ricerca sonora fondamentale per lo sviluppo e la crescita della Musica.
 
3 Parlaci del tuo rapporto con il mondo cinematografico. Lavorare anche nelle colonne sonore è stimolante per un polistrumentista come te?
Luca D’Alberto: Essendo innamorato del concetto di “Immagine”, comporre per il mondo cinematografico o teatrale è una esperienza unica. Molto spesso soprattutto in teatro la musica piu “bella” o meglio dire Giusta, è quella che aiuta lo spettacolo senza che lo spettatore se ne accorga. Quello che intendo è che per come la vedo io la musica per il cinema e teatro se c’è deve essere parte integrante di un abbraccio unico e qualora la dovessi togliere per un attimo sentiresti un “buco” enorme. Questo è uno dei lavori piu difficili, un equilibrio davvero delicato. Ovviamente poi ci sono scene in cui si richiede la presenza evidente di musica ed ovviamente in quei casi bisogna essere i protagonisti evidenti.
 
4 Come si sono sviluppati nel nuovo album.gli arrangiamenti? Fai tutto da solo?
Luca D’AlbertoAmo che l’idea passi dalla mia testa alle mie dita e che io possa suonare non solo le note, ma COME quelle note debbano essere suonate, in funzione di quella idea. Tu potresti mai parlare con la voce o agire con il corpo di un altro? capisco che molti si circondano di un team di musicisti, produttori e arrangiatori ma allora nel disco sarebbe giusto non mettere solo il loro nome in bella mostra. Troppi grandi Nomi rubano l’anima e meriti di meravigliosi artisti che lavorano per loro.
Per quanto riguarda me, con tutti i miei limiti e pregi quando ascolti i miei album, ci sono io al 100%.
 
5 Ci sono fonti d’ispirazione chiave nella tua musica? L’istinto ha un peso?
Luca D’Alberto:  L’istinto è tutto. Molte mie composizioni nascono con quello che io chiamo Rec&Go…registro “buona alla prima” le idee frutto del mio istinto compositivo e l’istinto raramente sbaglia.

 

Andrea Alesse
recensioni@thefrontrow.it



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