Geodetic, l’arte elettronica ai tempi di Broken Consonance

Geodetic, l’arte elettronica ai tempi di Broken Consonance

Artista: Geodetic
Album: Broken Consonance
Etichetta: Maple Death Records

Oscurità elettroniche e viaggio profondo, presa di posizione verso la disfatta umana a colpi di beat oscuri e pulsazioni sinistrorse, per lasciare traccia tra la catastrofe.
È Broken Consonance, il primo lavoro del duo Geodetic, fuori da luglio per la Maple Death Records in una sfiziosa limited edition copy di 30 red tape, e con un artwork ricercato messo in atto dall’artista bolognese Giulia Mazza. Ritmi che sussurrano di macchinazione industriale e avanguardia sonora, uniti a titoli minimali, come la vita e le sue indecisioni.

Mentre là fuori il problema ambientale diviene imperante e la civiltà moderna si sgretola, Jukka Reverberi (già fondatore dei Giardini di Mirò e fautore dell’amorevole progetto Spartiti con il fido Max Collini) e Claudio Rocchetti (artista poliedrico e cuore pulsante dell’elettronica europea, ora da solo ora con altri compagni di viaggio come Valerio Tricoli), rielaborano la concezione di suono cupo e sperimentale, fatto di un progetto che crede nella cassette culture e nella tecnica industriale.

Dei Boards of Canada malati e messi a nudo tra i pulsanti di Adriano Zanni, questo e molto altro sono i Geodetic, fascinati sin dalla prima traccia (I, per l’appunto) dal mare magnum di un soundtrack che utilizza un movimento electro ipnotico e sensoriale, venuto fuori dall’asse Reggio Emilia/Bolzano e dagli scambi di suono con i metodi più disparati tra i due artisti.

Il senso di smarrimento attanaglia II, secondo livello sonoro che è preda di una felice dissonanza e di una scarnificazione del movimento sonoro fatta sotto colpi di mistica techno industriale. È la decrescita felice di Latouche che si fa un giro tra la decadenza dei quartieri delle ex fabbriche operaie, messa in atto senza bisogno di parole.

L’album procede poi con qualche suono più sintetico e meno denso (III), prima di un altro viaggio verso l’abisso del dubbio umano, rieletto poi in V con linee di piano riprese da una Poppy Akroid rallentata e messa al bando da angosce e stati d’ansia.
È così, dopotutto, quello che vedono e sentono fuori i Geodetic rimettono in pista in Broken Consonance, la cui ultima traccia (VI) assicura una trance emotiva pronta a portarci al di qua, tra le sbiadite foro in bianco e nero e la spirale in cui ci siamo cacciati.

Andrea Alesse
recensioni@thefrontrow.it

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