Giorgio Poi apre il suo immaginario privato. E’ uscito Fa Niente

Giorgio Poi apre il suo immaginario privato. E’ uscito Fa Niente

Autore: Giorgio Poi
Album: Fa niente
Etichetta: Bomba Dischi
Ho trascorso in Italia tutta la prima parte della mia vita, fino ai vent’anni, e non m’è mai interessato capirla. Vista dall’interno somigliava tanto a un ricettacolo di cose ovvie, a un contenitore per la normalità, una nebulosa di noia al di fuori della quale sorgevano le misteriose meraviglie estere. (…) Dopo alcuni anni quel sentimento non accennava a smorzarsi, ma anzi si acuiva, spingendomi verso quel “modo”, che un po’ mi apparteneva per diritto di nascita. Così ho iniziato a scrivere alcune canzoni in Italiano, una dopo l’altra, ed è uscito questo disco.
L’avanguardia di Giorgio Poi sta in parte in queste brevi dichiarazioni, manifesto d’intenti per un autore dalla penna delicata e psichedelica allo stesso tempo. Un cantautore indie pop, ma non uno dei soliti che si affermano e sono già qualcosa di dimenticato, come testimoniato nelle declamazioni di Fa Niente, album che va ascoltato con la voglia di scoprire la verve di uno che canta della quotidianità come pochi altri oggi sanno fare. In realtà Giorgio Poi non è proprio nuovo alle scene, dopo le fortunate esperienze di VadoinMessico, con i quali pubblica il fortunatissimo album Archaeology Of The Future , e del progetto successivo dal nome Cairobi. Una personalità forte, da tempo divisa tra Londra e Berlino, ma con quella voglia di riconnettersi col bel paese attraverso nove brani che costruiscono sottili linee tra la malinconia e l’amore. Voce metallica e mai stereotipata, figlia di ascolti ben precisi che si collocano tra Piero Ciampi, Lucio Dalla e Paolo Conte, dai quali prende spesso in prestito l’irresistibile utilizzo delle metafore, fregandosene dell’esistenzialismo fratricida e della pesantezza a senso unico messa in musica. Dietro la vettura guidata da Giorgio, in Fa Niente suonano chitarre prettamente acustiche e percussioni secche, unite a effetti spalmati da pochi secondi di fied recording come le onde del mare nella poesia di Paracadute o i gabbiani di Tubature, una sorta di hit da cameretta psichedelica di un viaggiatore pronto al prossimo approdo a colpi di nuove esperienze con finale appassionato. Guardate il video e ne capirete di più, perché Giorgio Poi deve essere ascoltato sino in fondo, con la consapevolezza che il nostro cantante sa anche comporre filastrocche dal retrogusto molto anni ’80, ben visibili nella ripetizione di Niente di Strano, vellutato racconto di una storia affettiva con bolle di sapone sullo sfondo.
Non mancano gli effetti sintetici (chiedere alle strumentali Patatrac e Fa niente), e non mancano neanche le canzoni da cantare mentre fuori qualcosa va a rotoli, sciolti in un insolita voglia di ricominciare a colpi di Acqua minerale, brano con suoni che potrebbero essere ripresi da uno degli a torto dimenticati B movie del cinema poliziesco italiano, in voga quando ancora l’indie era una sorta di bestemmia. Le sfumature di Le foto non me le fai mai ricordano poi vecchie manovre stilistiche alla Belle and Sebastian, con doppia voce che si spiaggia su di un accordo di chitarra che fa da contorno ancora una volta ad un racconto che vede protagonista qualche coppia. E chissà, tornando dal mare, un giorno potreste imbattervi con la vostra morosa nei versi di questo genio che è stato romano d’adozione, stringendo le fotografie di cui ci parla tra un coro e un elegante giro di suoni e figure retoriche.
Grazie al fedele fiuto dei romani di Bomba Dischi (Pigneto core e tutto il resto è noia), possiamo quindi assaporare il sano cantato italiano di Giorgio Poi, non arrugginito dalla troppa lontananza col paese dei sognatori, dove comunque, come insegna lo stesso Giorgio, comprare una sveglia può anche non servire, perché tanto non “ho niente da fare”.
Per chi si trova in città, non perdetevi l’appuntamento del 3 marzo al Serraglio Club di Milano, pronti a cantare insieme a Giorgio e le sue melodie fluttuanti, in mezzo anche alle gustose magliette serigrafate da Legno, e ai versi di un emigrato/compaesano dai sentimenti forti.
Andrea Alesse

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