Hallucinated post everything punk spirit, è Disco solare dei Rifkin Kazan

Hallucinated post everything punk spirit, è Disco solare dei Rifkin Kazan

Autore: Rifkin Kazan
Album: Disco solare
Etichette: Dreamingorilla Records, Cave Canem Diy, La bassa Rec, Nebiolo Rec

Hallucinated post everything punk spirit. Rifkin Kazan da Correggio, godibile progetto al secondo disco che pompa colate laviche di progressività sonora in un tourbillon di psych rock, patchanka, crossover, world music e suoni mai banalizzati. E il nuovo album, dal titolo Disco solare, è seriamente figlio di un punk spirit, ma con accenni a derive zappiane e echi di Mr. Bungle. Italianissimi nelle parole, abbandonano dunque l’inglese di Bulgaria Nirvana Marasma, affondando una nuova spada nel loro viaggio simbolico tra i luoghi della musica. Rifkin è il famoso autore letterario, Kazan, un sobborgo russo noto solo per le temperature basse e per alcune squadre sportivi di tycoon locali. Attraverso una ricerca etimologica delle due parole, con rimandi anche all’ebraico e alla lingua tatara, viene fuori l’equazione tra Rifkin Kazan e la locuzione “calderone frutto del legare”. Un’assimilazione lessicale che dimostra la fantasia del gruppo, composto da 4 elementi e già rodato sui palchi dello stivale, con un tour che gli ha fatto assaggiare le coste siciliane. Ricordano per attitudine e goliardia i francesi Le singe Blanc, in quanto entrambi coraggiosamente impegnati a superare le barriere e a improntare qualcosa di diverso. Pianoforti incastrati tra cori schizofrenici fanno da apripista in Leve, col finale in crescendo dal tono chiaramente hardcore punk (non rompete i c..). Echi di suoni Primus ci sbeffeggiano in Toro Torero, sempre con finale in crescendo mescolando batteria e organ sound di marca sventies.
Bello l’attacco della seminale Panino, mentre Settimino spazia tra alti e bassi che ricordano i beat di alcuni Fratelli Calafuria. Le architetture sonoro rifuggono a qualsiasi incasellamento, con ampi giri di chitarra esplosiva che lanciano il mondo vero. Porta di fuoco e Super annichiliscono con colpi di progressive mischiato a vocazioni hard rock (C+C Maxigross?), per mettere a tappeto ogni rischio di annoiarsi con una musica genuinamente post. È un andare oltre, rifiutando l’oblio dell’indie che si fa classico, delle solite bordate synth e di tutto quanto potrebbe farvi dire: questo l’ho già sentito. Prendete il piano di L’ora di scuola, oppure la voce particolare di Battilo e…fatevene una ragione. Sono suoni ben costruiti che dimostrano capacità di suono con stop and go dinamici, anche grazie al mastering di Giovanni Versari, al lavoro con Calibro 35 e Muse. La favola si consolida poi con l’assolo di chitarra di Kusarikku, con parte centrale che sprizza addirittura percussioni più dure stile grind e subito dopo la quiete con ritmi sintetici. A mio avviso il miglio brano per genialità e costruzione. Credo sanguinario termina il disco con sempre maggior verve sixties, testimone delle poliedricità e della continua metamorfosi dei Rifkin Kazan.

Testo a cura di Andrea Alesse

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