Campos, recensione di Umani, vento e piante

Campos

Umani, vento e piantePi

Un piccolo miracolo ital acoustic pop sull’asse Pisa-Berlino. I Campos regalano emozioni notturne e riflessioni da ripetere a voce bassa, mentre fuori fa freddo. Umani, vento e piante è il loro disco fatto di sogni e materia grigia, racconti e umanità nuova alla Tommaso Campanella.

Lingua italiana, approccio in punta di piedi, dietro una scrittura degna di nota che sente la sua forza, il suo eco che arriva lontano.

I Campos sono al secondo lavoro, dopo Viva del 2017, e masticano acoustica muta di folk alla Miles Cooper e malinconia alla Effepunto, oltre a forza espressiva alla Caso e sprazzi di psichedelia notturna.

Le loro canzoni sono deliziose gemme che scappano dalla popolarità indotta del sogno itpop, raggrumandosi dietro ad un segno comunicativo essenziale. Chitarra acustica ed effetti psych sound, con pezzi che mietono vittime, come Qualcosa cambierà.

E’ la  forza della tranquillità di un altra canzone come Take me home a ricordarci di intimi sogni, mentre è con il solco tracciato da Walter che ci rendiamo conto di come i ragazzi sappiamo utilizzare elementi folk e elettronica minimal. Uno stupendo pezzo strumentale prima di Colibrì, traccia che ricorda cantautori passati nella nostra mente, che come i Campos hanno personalità e spessore.

Una bella uscita diacografica, consigliata e tutta da vivere, per tornare umani con i nostri Campos.

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it



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