Si intitola Shadow,  album di 4 tracce di electro vibrazioni e dubstep prodotto dai Wide Blue

Si intitola Shadow, album di 4 tracce di electro vibrazioni e dubstep prodotto dai Wide Blue

Autore: Wide Blue

Album: Shadow

Etichetta: Elastica Records

 

Wide Blue è un progetto nato nel 2016 grazie alla collaborazione tra Michele Fasoli (Dj Faso) e Caterina Dal Zen. Di base in Verona, sono un avamposto felice della musica elettronica italiana e incidono per la nota Elastica Records, etichetta fiorentina ma anche americana e messicana, che ama la bass music e rappresenta un’istituzione per amanti del genere e non solo. E dopo l’acclamato primo lavoro di Veyl, dunque, Elastica lancia in orbita Shadow, mini album di 4 tracce che ama districarsi tra il Bristol sound anni ’90 e il dub più elettronico. I Wide Blue producono così una piccola gemma che mescola  dubstep e post trip-hop sound  con tensione vocale, oltre a synth messi al posto giusto e vortice emozionale che spinge dritto al punto.

Apre Day after Day, pezzo devoto alla dubstep e spesso vicino alle invenzioni che furono dei Massive Attack e soci (dicevamo area di Bristol, ricordate?). La ripetitiva della vita che viene così cantata a colpi di effetti che richiamano il sound dei Letfield, mentre il campionamento della voce black potrebbe essere uscito dalle battaglie sonore di Dalek. Dog straying loose è invece sperimentale e intrisa da un mood esistenziale che cattura l’ascoltatore anche grazie alla solida voce di Carolina, eroina che non disdegna cambi di tonalità e acuti. Beat minimali e linee di bass music che spruzzano  acida chill out sono invece i tratti caratterizzanti di Never Spared, terza traccia che ama alzare i toni con un insieme di più sofisticati messaggi digitali sonori, sempre in un ambient rilassato e denso. Alcuni effetti di sottofondo, come quelli di apertura, mi ricordano i maestri Dub Syndacate, ma questa è sinceramente un’altra storia. A chiudere il tutto, la titletrack Shadow. Un melting pot di suoni e emozioni che ama la jungle old skool e l’ipnotismo afro-beat, per sganciare poi campionamenti di fiati e un ammirevole climax musicale degno di attenzione e vari ascolti.

Testo a cura di Andrea Alesse

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