Farai, la rinascita nell’oscurità londinese con “Rebirth”

Farai, la rinascita nell’oscurità londinese con “Rebirth”

Farai

Rebirth

 

L’onda oscura della Londra moderna e la preminenza di una dimensione musicale metropolitana, in cui la fusione tra elemento elettronico e alienazione post-punk è il simbolo di un nuovo divenire. Il debut album di Farai, dopo l’Ep del 2017 Kisswell, non è roba per deboli d’animo, ma un sunto energico e attraente di una cantante ce ci mette la voce e tutto il suo passato esistenziale, accanto al compositore, produttore e artista TONE.

Una rinascita, quella che troviamo non solo nel titolo, per una vocalist che sintetizza la diaspora africana (Farai è nata in Zimbawe) e il south East London, mettendosi alle spalle problemi personali. La musica come un effetto terapeutico, da comporre a proprio piacimento, con istinto personale e ritmi che spaziano dall’hip hop alla world music, sino all’acustico di un pezzo veramente curativo come Talula.

Una dialettica da assetto urbano alla Kate Tempest celebra una canzone iniziale, quella Punk Champagne che è un manifesto di innato spessore, con bassi che pompano identità nascoste alla Mark Fisher e vocalismi volontariamente fuori tempo. Il punk che si fonde con una bevanda da ricchi, in un costrutto dove l’equilibrio si perde in funzione di un ritmo di interessante potenza, preludio all’impronta politica di This Is England. La Brexit al tempo di gente come Gaika e, per l’appunto, di Farai, regista di una brano che pesca tanto dagli Sleaford Mods quanto dall’elettronica pura e sperimentale che si fonde in un abbraccio di fondo alle sue richieste, in una terra che sembra aver smarrito la direzione.

La strada bussa sempre alla cassa direbbe qualcuno, ed ecco allora National Gangsters che colora la scena di Farai con un retrogusto di gustoso e sgrammaticato spoken word mischiato ad un trend elettro alla Dj Krush. Farai invoca il maestro Basquiat (la copertina del disco parla chiaro), tuffandosi in un racconto urbano che anticipa la cavalcata alla Mount Kimbie di Love Disease, con la sua voce calda qui più vicina dd una Tanika Charles con le occhiaie e l’hangover ancora da smaltire.

Ma non finisce qui, perché Farai mostra altre capacità, fondendo in Radiant Child un r’n’b molesto con in testa Mavi Phoenix a frasi che parlano chiaro e sono il frutto della sua esperienza. L’amore è la droga e io sono la droga, in un pezzo finale che non lascia scampo.

Venite a vederla dal vivo al Teatro Principe di Milano per la rassegna di ZONA5, la sera di giovedì 22 novembre. Una rassegna di musica nuova e di linguaggi sonori importanti, assolutamente da non perdere (da mercoledì 21 a sabato 24).

Info su: http://zona5.pry.it/

 

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it

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