Intervista a Pino Scotto: il mio ritorno all’Hard Rock

Intervista a Pino Scotto: il mio ritorno all’Hard Rock

Pino Scotto rappresenta, senza ombra di dubbio, l’icona più importante del rock nazionale. Carismatico e grintoso singer dalle marcate influenze blues, dotato di una voce profonda e graffiante, rappresenta la migliore incarnazione della figura del rocker mai apparsa in Italia. La sua carriera ha ufficialmente inizio al termine degli anni ’70, quando incide il primo 45 giri con i Pulsar; dopo qualche tempo diviene frontman dei Vanadium, la heavy rock band più importante della scena italiana, con cui realizza otto grandi album (sette di questi al ritmo di uno all’anno, fatto impensabile per una rock band della penisola) e con cui può permettersi di affrontare tour regolari dentro e fuori dai confini del nostro paese.

Recentemente, dopo due anni di pausa, ha pubblicato il nuovo lavoro, intitolato Eye for an eye (Occhio per occhio la traduzione letterale) e così abbiamo deciso di contattarlo per farci raccontare dell’essenza del disco e della sua voglia di fare musica, nonostante i suoi 69 anni.

Allora Pino, parlaci un po’ del tuo disco con cui hai riscoperto le tue radici hard rock.
«Io sono un coglione. Quando si sono sciolti i Vanadium ho deciso di fare un album sperimentale, abbandonando quello che era il genere che proponevamo. Ho deciso di fare blues e la gente non ha apprezzato. Non bisogna mai rinnegare le proprie origini. Basta vedere quello che fanno oggi gli Iron Maiden, che con tre accordi riescono ancora a vendere un sacco di dischi e a riempire le arene».

Sei ritornato al tuo amore
«In giro è difficile ascoltare qualcosa di decente e così ho deciso di provarci io. Ho scritto delle canzoni, perché il fondo il segreto è solo quello».

Quando è difficile scrivere una canzone?
«Moltissimo. Infatti io ho continuato a lavorare in fabbrica».

Ora sei in pensione, ma la musica continui a farla?
«Come potrei. Per me la musica è una droga, una passione a cui non posso rinunciare. Ho sempre affermato che se non avessi fatto il cantante, probabilmente sarei diventato uno spacciatore o un ladro. In una società corrotta il rock mi ha dato la forza di tirare avanti, di lavorare in fabbrica e, una volta uscito di essere libero di fare ciò che mi piaceva e di sfogarmi sul palco di qualche club».

Che cos’è la musica per te?
«Innanzitutto un hobby che mi ha dato tanto. Da quando sono andato in pensione, ho potuto dedicare più tempo alla scrittura e all’attività live. Oggi non importa se faccio tardi la sera, tanto so che l’indomani posso dormire tranquillo».

Oggi il panorama musicale è particolarmente arido e sembra che i giovani puntino soprattutto sul rap, che molto spesso propone messaggi di protesta: gli stessi che tu lanciavi con i Vanadium. Secondo te oggi la tua band avrebbe ragione di esistere?
«Oggi sicuramente no. Perché le nuove generazioni non hanno più orecchie per la musica, per le melodie, per le chitarre, i bassi e le batterie che pompano. È sufficiente un loop di computer, quattro parole e crei il brano. Ci sono comunque rapper veri che rispetto. Sono quelli che ci hanno creduto fin da subito. Io stesso ho fatto collaborazioni con J-Ax, Club Dogo, Caparezza».

Ritorniamo al disco.  uscito in digitale o anche su supporto fisico?
«Con la Nadir di Genova ho prodotto un cd, distribuito da Audioglobe di Firenze. Per ora non ho pensato al vinile, vediamo come andranno le vendite. Per ora ci sono ottimi riscontri ed anche la critica ha accolto con entusiasmo questo lavoro. Forse tutti aspettavano il vecchio Pino».

Un successo che ti darà la spinta per preparare altre cose in futuro?
«Certamente. Anche se il disco è nato per regalare buona musica. L’aspetto commerciale è sicuramente marginale».

In questo momento in cui sembra che le reunion siano all’ordine del giorno, non ti è mai venuto voglia di far rinascere i Vanadium?
«Magari. Mi sono reso conto che spesso vengono organizzati festival in cui si esibiscono gruppi riformati. Spesso leggi nomi altisonanti e poi quando vai a vedere chi suona ti rendi conto che della vecchia band magari è rimasto soltanto un componente. A me non va di prendere in giro la gente».

Dove ti vediamo in tour?
«Ci sono moltissime date in programma nei prossimi mesi. Saremo a Torino a fine maggio, ma per tutti i dettagli vi consiglio di andare sul sito www.pinoscotto.it».

Di Vincenzo Nicolello

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