Pink Floyd’s Their Mortal Remains: a Londra una mostra da non perdere

Pink Floyd’s Their Mortal Remains: a Londra una mostra da non perdere

Nei giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità di visitare la mostra Pink Floyd’s Their Mortal Remains, allestita presso il Victoria & Albert Museum di Londra ed oggi vogliamo raccontarvi le nostre impressioni.

Il primo commento che ci piace fare è questo: sono state due ore di emozioni in rapida sequenza (ma potrebbero essere molto più di due ore).

Giunti all’ingresso ci è stata consegnata una cuffia ed immediatamente abbiamo ipotizzato potesse essere la classica audio guida. Invece no: dagli auricolari, con una magica connessione al percorso, usciva musica e soltanto musica della band inglese. Ogni piccola vetrina espositiva ha una sua colonna sonora, che parte non appena il visitatore inizia a scrutare al suo interno.

La mostra è stata concepita dalla mente di Storm Thorgerson e sviluppata dal suo partner creativo Hipgnosis Aubrey “Po” Powell. Immagini, memorabilia, scenografie, album, tutto ci porta nel mondo dei Pink Floyd, facendoci vivere una corsa al “feticismo musicale” a cui davvero non eravamo preparati.

Lo spettacolo, perché di show dobbiamo parlare, inizia con uno sguardo alle origini della band, immergendoci in una sala da concerto londinese fatta di luci e suoni psichedelici. Poi via via, in rigoroso ordine cronologico ci regala la genesi degli album più famosi e, parallelamente, dei tour che hanno regalato stupore a milioni di spettatori in tutto il globo.

L’allestimento è quasi un invito a cercare il tesoro, la chicca o la rarità e spesso ciò che è a portata di occhio, non è che la punta dell’iceberg della mostra che veramente spazia a 360°.

Tanto per fare un esempio, la bicicletta rossa di Syd Barret è attaccata al soffitto, così come alcuni modelli in scala delle scenografie dei concerti.

Chi non ha mai visto uno show dal vivo della band, con questa mostra può farlo almeno in modo virtuale, vedendo da vicino i grandi manichini gonfiabili, gli aerei usati per abbattere il celeberrimo The Wall. Non manca nemmeno il grande schermo gigante di forma circolare divenuto un vero e proprio segno distintivo dei Pink.

Per tutto il percorso è un florilegio di chitarre, di strumenti musicali rarissimi, di lettere, di spartiti ed anche di aneddoti. Il più bello è sicuramente è quello che racconta di ciò che è successo nello studio di registrazione di I Wish You Were Here. Proprio mentre era in corso l’incisione del pezzo, dedicato a Syd Barret (uscito dal gruppo per questioni psichiatriche), quest’ultimo si è presentato al cospetto degli ex compagni, non venendo riconosciuto, a causa della sua trasformazione fisica. Bella, anzi bellissima, la sala dedicata all’album Delicate Sound of Thunder. Qui si possono vedere due manichini che indossano i celeberrimi abiti neri ricoperti di lampadine. E che dire dei letti di A Momentary Laps of Reason?

L’emozione più grande, lo confessiamo, ce l’ha regalata la stanza in 3D ideata dalla Sennheiser. Qui in “looping” è proiettato il video della performance al Live 8 del 2005, quando per l’ultima volta Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason e Rick Wright suonarono insieme. Vivere quel Comfortably Numb insieme a tanti altri fan è una vera è propria pugnalata, che ti fa scoppiare la voglia di ritornare indietro e rivivere la mostra dall’inizio.

Lo confessiamo, difficilmente riusciremo a tornare a Londra in tempo per rivederla, ma se potessimo lo faremmo davvero. Il nostro consiglio è di andare al V&A: saranno le 20 sterline meglio spese da un amante della musica.

Grazie a V&A Museum e LD Communications per l’invito

Reportage di Vincenzo Nicolello. Foto gentilmente concesse dall’Ufficio Stampa della Mostra

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