La Recensione di Young As The Morning Old As The Sea – Passenger

La Recensione di Young As The Morning Old As The Sea – Passenger

Titolo: Young As The Morning Old As The Sea
Release Date: 23 Settembre 2016
Etichetta: Cooking Vinyl
Distribuzione: Edel

Passenger suona così, come quando stai facendo gli scatoloni in preda ad un trasloco e ti ritrovi con le foto delle tue vecchie compagne, pronto a vivere i prossimi 10 minuti in un clima di nostalgia e ricordi ad alto gradimento emozionale. Semplicità e sicurezza nelle immagini musicali, accanto ad una voce che definire particolare può sembrare riduttivo, per un autore che, dopo il fortunato episodio del singolo Let her go (2014), si è aggiudicato un Independent Music Award e ha messo nel proprio curriculum un’apparizione al Superbowl, summa esperienza dell’americanismo sportivo e del tradizionalismo a stelle e strisce. In realtà, Mike Rosenberg, questo il suo vero nome, ci regala un lavoro dove rivendica passione e sentimento, facendoci capire che il successo inaspettato, seppur gradito, non scalfisce la mentalità indie e dignitosamente vera di chi scrive canzoni con passione e sentimento.

Young As The Morning Old As The Sea è stato registrato ai Roundhead Studios in Auckland ed ai Linear Studios a Sydney, ed è suonato insieme a Ben Edgar (chitarra), Rob Clader (basso), Peter Marin (batteria) e Jon Solo (tastiere), personaggi con cui, per la prima volta, dividerà il palco del prossimo tour, con tappa anche a Milano il prossimo 28 settembre (at Fabrique grazie agli amici di Comcerto).
Il disco, che rappresenta l’ottava fatica dopo Whispers e Whispers II del 2014 e 2015, evoca già dalla copertina il landscape musicale di Rosemberg, pronto a lanciarsi nelle contraddizioni della vita a suon di ballad folk pop di indubbio pregio. La potremmo anche definire “musica per attraversare se stessi”, con quel sound condito da esperienze che sono naturalmente legate all’amore, come nella sognante e movimentata If You Go e nell’intensa Somebody’s Love, primo singolo estratto. Nelle dieci tracce troviamo però anche raffigurazioni di sentimenti strettamente personali, tra i quali spiccano i momenti di When We Where Young, esempio di un tempo in cui il futuro tarda a manifestarsi. Musicalmente, la voce di Passenger è senza ombra di dubbio il filo conduttore di un album che da spazio anche a interessanti composizioni dalla trazione sonora che arrangia anche rapide discese folkeggianti (Anywhere), e viaggi verso la delicatezza. In tal senso, gioca un ruolo chiave Beautiful Birds, gioiello cantato insieme a Birdy.

Ma il disco dell’artista di Brighton è senz’altro la summa di un esperienza personale, i cui spunti irriflessivi incontrano la magia della canzone omonima del titolo dell’album, un lungo viaggio che incontra montagne del centro Europa e i lidi dei paesi nordici, segno che la strada è la metafora preferita per lasciarsi trasportare dalla chitarra sognante di Passenger. Sugli stessi toni, The Long Road è un altro esempio di tale filosofia musicale, mentre Home è il punto di arrivo, dove la tensione abbraccia la poesia e l’orizzonte torna visibile al viandante.

Tracklist:
1. Everything, 2. If You Go, 3. When We Where Young, 4. Anywhere, 5. Somebody’s Love, 6. Young As The Morning Old As The Sea, 7. Beautiful Birds (feat. Birdy), 8. The Long Road, 9. Fool’s Gold, 10. Home

Testo a cura di Andrea Alesse

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