Overkill, The Grinding Wheel – la recensione

Overkill, The Grinding Wheel – la recensione

E’ arrivato oggi (10 febbraio), in tutti i negozi di musica e digital store The Grinding Wheel, la nuova fatica discografica degli statunitensi Overkill. Questo disco, pubblicato dalla Nuclear Blast, arriva dopo 3 anni d’attesa da White Devil Armory.

Gli Overkill, storica band del panorama thrash metal americano, non hanno di certo bisogno di presentazioni.
Passiamo quindi a questo nuovissimo The Grinding Wheel, il diciottesimo disco in studio per Bobby Ellsworth e soci.
Gli Overkill partono forte con Mean Green Killing Machine, un lungo brano di oltre 7 minuti, costruito su un potente riff, brano che mette subito in evidenza il buono stato di forma di Elisworth.
Neanche un momento di respiro e si viene “travolti” dalla potenza di Goddamn Trouble, dove √® notevole il lavoro di Ron Lipnicki dietro la batteria.

Il disco prosegue senza particolari emozioni fino a Shine On,  con un riff che sembra uscito dall’epoca di massimo splendore della scena musicale thrash metal, e un sempre in forma Ellsworth alle voci, gli Overkill ci regalano uno dei (pochi) momenti d’alto livello di questo disco. La successiva The Long Road, piacer√† agli amanti del power metal, la band si distacca per un momento dal classico stile thrash per questa interessante sperimentazione, dove emerge il talento di Derek “The Skull” Tailer e Dave Linsk alla chitarra.

Interessante il riff della successiva Let’s All Go To Hades, un brano dove si sente una forte influenza dei Pantera e della chitarra di Dimebag Darrell. Altra influenza musciale la si pu√≤ cogliere in The Wheel, che sembra essere quasi un tributo ai Metallica.

La traccia conclusiva è la title track The Grnding Wheel, altro brano da oltre 7 minuti, dove si raggiunge il picco massimo del disco, i riff e la voce di Ellsworth si intrecciano alla perfezione.

In conclusione, non si pu√≤ di certo gridare al miracolo per questo disco degli Overkill, √® l’ennesimo capitolo della band, ben suonato, ben composto e prodotto alla perfezione (notevole il lavoro di Andy Sneap), ma senza nessuna novit√† stilistica, cosa che invece avevamo potuto sentire nel nuovo disco dei Sepultura.

Testo di Alberto Gandolfo

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