FemminilitĂ  e delicatezza, Orelle e il suo Argo

FemminilitĂ  e delicatezza, Orelle e il suo Argo

Autore: Orelle
Album: Argo
Etichetta: Black Candy Records
Stampa: A buzz Supreme

Orelle, è lo pseudonimo dietro il quale si cela il genio di Elisabetta Pasquale, originariamente solo studentessa pugliese di contrabbasso, ma ora preziosa autrice di Argo. Lo chiamano avant jazz, anche se parliamo di un disco meticoloso e profondo, dove la scrittura non lascia mai indietro la musica. Un album dove si rincorrono cantautorato femminile colto e raffinate strigliate di jazz suonato in presa diretta. Un miscuglio produttivo che suona tra violoncelli e piano, storditi dalla ipnotica voce di Orelle e dalla sua aspirazione per ingentilite pulsioni vocali.

Argo non è solo il cane fedele che attende Ulisse, Argo è anche la nave condotta da Orelle, guidata dalle linee di piano dell’omonima canzone. Ma non bisogna solo guardare alla traiettoria musicale, tanto Orelle non lascia nulla per scontato, e come Edda e altri grandi si materializza in testi di indubbia genialità. D’altronde, come non si fa a non apprezzare chi pronuncia le seguenti parole: se la tv è la madre dei miei figli li mando alla forca (cercate questa frase in Alibi).

In Argo comunque comandano le strutture di jazz di Keep quiet e Roma bianca, oltre alle irrequiete prese di posizione alla Sarah Stride di La stanza del tè, in cui Orelle reinventa anche il duo Magoni-Spinetti ricominciando ancora a sognare e prendersi cura di se stessi. La atipicità del timbro vocale è un mantra inestinguibile e costruttivo che spinge Orelle in arpeggi vocali (Fossile) e anche sparate acustiche in cui si perde energia tra le vibrazioni di una chiara e cristallina classe, vedere Polo Nord.

Dietro il lavoro, c’è chiaramente preparazione e studio, come anche per la scelta di un artwork grafico che mostra da subito la femminilità di questa produzione, intima e delicata. A chiusura un bel tocco di chitarra classica non guasta e ridà un tono canatutorale, creando quel mosaico di suoni che Orelle non si lascia sfuggire.

Testo a cura di Andrea Alesse
recensioni@thefontrow.it

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