Naftalina: la sfida è esserci ancora

Naftalina: la sfida è esserci ancora

E’ il 1997: il nome curioso della band deriva da un’idea di Peter, che un pomeriggio si ritrova per le scale del suo condominio con il naso tappato per un odore fastidiosissimo che lo turba ma allo stesso tempo gli ispira il nome della formazione punk-pop forlivese.

Dopo un’infinità di live, nel  dicembre del 2017, Peter e Klari si ritrovano dopo 15 anni, con l’idea di registrare un ultimo disco insieme.

Eccoli allora con un nuovo lavoro da cui è estratta la traccia “Nostrand Avenue”, la terza anticipazione da “La Fine”, il nuovo album dei Naftalina in uscita autoprodotto a gennaio 2020.

Il brano è uno spaccato autobiografico di un pezzo di vita, vissuta dal leader della band Peter, come turista italiano in un appartamento condiviso con altre 4 persone di etnie diverse nella Brooklyn più popolare, così vicina, ma così lontana dagli eccessi e sprechi di Manhattan.

Ed ecco la nostra intervista:

– parlareci di questo nuovo album e del vostro ritorno sulle scene?

“La fine” è il titolo del nostro nuovo album. 10 tracce, divise esattamente a metà fra influenze pop-punk e rock. Il ritorno è nato un po’ per caso, da una telefonata inattesa di Klari a Peter dopo 17 anni. Abbiamo avuto le nostre vite separate fino a quel momento e poi pian piano abbiamo cercato di ricostruire il tutto da zero. Ripartire dopo così tanto tempo è una bella sfida personale.

– come vedete cambiata la scena italiana underground dagli inizi sino ad oggi?

Veniamo dagli anni ’90, e abbiamo visto suonare band italiane incredibili più o meno underground. Ameremo sempre la scena che abbiamo vissuto, e cerchiamo di ascoltare tutto quello che gira ora. E’ cambiato tutto, forse troppo, e credo lo abbiamo capito solo recentemente quanto sia difficilissimo oggi suonare una chitarra con un suono distorto e cercare di crearsi un piccolo spazio. E’ cambiato il modo di ascoltare, di suonare, di produrre, di vendere. Le nuove generazioni sono nate con garage band in mano, noi usavamo un mangianastri scassato. Spedivamo alle case discografiche VHS, ora ci sono le audizioni a X-Factor. L’espansione delle band è arrivata a livelli incredibili, e ovviamente non c’è spazio per tutti, sia se cerchi un Booking, un ufficio stampa o un etichetta discografica. Non era facile all’epoca, ma di certo oggi, lo è di più. Credo che attualmente si debba passare quasi più tempo su Instagram per crearsi un pubblico, che in sala prove a suonare la scaletta del prossimo concerto.

– come è avvenuta la composizione del nuovo album?

Molto di getto in realtà , in due mesi abbiamo registrato tutti i demo con le linee melodiche del cantato sul garage band del cellulare, in seguito scritti tutti i testi, e infine andati in studio a registrare il tutto….. senza ascoltare neanche una band che era in auge. E infatti suona come volevamo, linee melodiche pop contrastati da suoni ruvidi di chitarre…. poi ci siamo messi ad ascoltare tutto quello che passava e ci siamo accorti che la frittata si era ribaltata. Noi una volta eravamo quelli indicati da tutti come i super commerciali, e forse adesso facciamo troppo casino.

– quali sono gli ascolti attuali e quelli storici dei naftalina?

Nei ’90 ascoltavamo tutta la scena punk californiana del 1997-1999, dopo aver ascoltato e vissuto tutta la scena grunge dal 1991 al 1994. Oggi seguiamo la scena rock italiana che è rimasta di quei tempi, e poi ci spariamo nelle cuffie tutto quello che va da Auroro Borealo ai Fask, passando tra i Coma_Cose ai Rappresentante di lista.  

– dopo l’album è previsto un tour?

Stiamo vivendo giorno per giorno, per cui non so cosa potrà succedere, anche perché questo disco si chiama appunto “La fine”. In realtà nell’album si parla di un altro tipo di fine, ma ci piace giocare con i significati delle parole….vedremo.

 

 

 

 

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