Mr. post rock e vino rosso, Mogwai live al Fabrique

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Mr. post rock e vino rosso, Mogwai live al Fabrique

Mogwai live è da sempre sinonimo di expertise e ragionevolezza. Una band padrona di se stessi che si mimetizza tra le mille e oltre luci della ribalta (colonne sonore e netflix alle calcagna) per rilanciarsi oltre le proprie aspirazioni.

Sorriso scozzese (freddo e concentrato) e vino rosso italiano sul palco, per realizzre il primo live della triade italiana (Bologna e Roma le altre date), in un Fabrique che vede tra il pubblico le meglio vecchia gioventù. Pins e distorsioni, attanagliate tra le chitarre e la liturgia di un sacrosanto ardore post rock che si mimetizza dopo un barlume di gioia e spensieratezza che le Sacred Paws hanno dato alla luce accompagnando i mostri sacri che li seguiranno sull’immenso palco. Sorrisi e indie rock stile cumbia, con tocchi di tropicanesimo ribaltati su mid tempo e beatitudine giovanile. Vampire weekend e sorrisi, prima di lanciarsi nell’abisso delle tumefazioni post rock.

Un viaggio per avventurieri e nostalgici, che parte con Mogwai fear Satan e conduce verso un compatto sound dalle sfaccettature heavy. Solo musica, solo rumore che mette a dura prova l’impianto della sala. Solo amore per certi suoni che trasportano oltre il selciato la mente e il corpo.

La scaletta è ovviamente un corpus unicum delle esperienze degli scozzesi, con Party in the dark che arriva dritta dritta dall’ultimo disco per regalarci tensioni alla Van Pelt e qualche cambiamento di rotta. Decisi e affiatati, si rendono capaci di sorridere e innamorarsi dei loro effetti, con una ricerca per la novità (le tracce vocali) che dimostra la voglia di sperimentare e non lasciarsi andare nell’abisso dell’autocelebrazione.

We’re no here è poi il loro commiato, dopo essersi abbeverati con Old poisons al capezzale di una sfera di cristallo che pesca dall’apocalisse e dalla cinematica reazione a effetti collaterali direttamente riconducibili alla loro musica. Su e giù per una scaletta breve (brani lunghi e nessuna polemica), si arriva dunque ad un atto finale che è quello della brutalità e della mai sopita voglia di fare musica.

Un collettivo che tira dritto, i Mogwai, mai sotto le aspirazioni e mai sopra le righe, con vocoder e effetti elettronici che gli danno l’immortalità, per una cruciale e mai timida resurrezione, ogni volta, disco dopo disco e live dopo live.

Grazie a Indipendente Concerti

Testo Andrea Alesse, Foto Stefano Cremaschi

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