Maria De Filippi: ecco il mio Sanremo

Maria De Filippi: ecco il mio Sanremo

Maria De Filippi è sicuramente un volto televisivo nazional popolare. Le sue trasmissioni sulle reti Mediaset sono seguitissime e spesso è considerata una sorta di “re Mida” del piccolo schermo. Quest’anno per una settimana (e a titolo gratuito) ha deciso di abbandonare le televisioni del biscione per approdare in Rai per condurre insieme a Carlo Conti il Festival di Sanremo. Proprio alla vigilia della rassegna canora ha raccontato le sue emozioni e le preoccupazioni per un’esperienza certamente poco convenzionale. Ecco le sue parole.

Maria, raccontaci che cosa vuol dire per te Sanremo.

«Beh innanzi tutto non posso che condividere il pensiero di Pippo Baudo che diceva “Sanremo è Sanremo”. Mi è bastato poco per capirlo. Non appena è stata confermata la mia presenza, si sono accesi i riflettori su di me. Un esempio? Mi trovavo a Roma e stavo vivendo la mia vita di tutti i giorni. A causa di un piccolo intervento odontoiatrico mi ritrovo con la bocca tutta storta per gli effetti dell’anestesia. Proprio per questo motivo ho deciso di non registrare la puntata di “Uomini e donne”. Immediatamente su Internet è apparsa la notizia che ero stata colta da malore. Subito sono rimasta delusa e scoraggiata, poi mi hanno detto: è solo l’inizio. Questo è il Festival».

Come sono andati questi primi giorni sanremesi?

«Io mi sono sentita molto Belen. Da quando sono arrivata ho i fotografi che non fanno altro che ritrarmi mentre salgo e scendo dalla macchina. Sebbene io non abbia il suo fisico, ho iniziato a convincermi di essere una valletta da spiare in ogni occasione. La stessa cosa è capitata alla mia bassottina Filippa, che vanitosa com’è non perde occasione per posare davanti agli obiettivi. Diversa la situazione per l’altro bassotto Ugo. Lui è perplesso e si sta iniziando a domandare se per caso non abbia un’infezione urinaria, visto che è immortalato in occasione dei suoi bisogni».

Cosa hai provato quando sei salita sul grande palco dell’Ariston?

«L’emozione è tanta e voglio fare mia una frase di Ravel che dice: “La musica prima di arrivare all’intelletto deve emozionare”. Ecco in fondo questa la filosofia con cui affronto l’esperienza festivaliera. Vi posso dire che le canzoni mi hanno già conquistato e l’Ariston è un vero è proprio tempio della musica, dove si possono lanciare riflessioni sulle cose serie».

Come ti senti in vista della prima puntata?

«Sono sbalestrata. Carlo è stato più che gentile e mi ha aiutata come un fratello. Onestamente sono rimasta frastornata perché non sono abituata a simili ritmi di lavoro. E come fare 5 prime serate una di fila all’altra. Basti pensare che ieri (domenica 5 febbraio, ndr) abbiamo già fatto le prove per la finale. Faccio molta fatica ad entrare in questi meccanismi così vorticosi».

Cosa hai imparato in questi giorni sanremesi?

«Ho capito quale sia il ruolo del direttore dell’orchestra. Fino a ieri mi ero limitato a vedere questi signori in televisione e pensavo che la loro presenza fosse per lo più di colore. Invece nel corso delle prove ho avuto l’occasione di posizionarmi dietro ad un maestro ed ho potuto apprezzare con quale virtuosismo diriga. Rocco Tanica mi ha spiegato che sebbene tutti siano dei professionisti è proprio il direttore a creare l’ensemble e dare i ritmi dell’esecuzione. Dipende da lui se un brano dura di più o di meno del previsto».

Come ti vedi nel ruolo di presentatrice?

«Ho rivalutato le signorine buonasera. Presentare una canzone non è una banalità. Occorre avere sempre lo stesso tono di voce, non puoi far trasparire emozioni, anche quando al tuo fianco hai un cantante che conosci da una vita. Anche gli autori sono complicati da pronunciare, specialmente quando utilizzano pseudonimi stranieri. Ma piano piano mi sto adeguando a queste difficoltà. Sono molto preoccupata per gli abiti che dovrò indossare, perché sono molto importanti. Purtroppo il mio fisico non è quello di una modella e questo renderà le cose molto più complicate. Non aspettatevi che scenda dalla scala. A me fa paura».

E tu hai trasmesso qualcosa a Conti?

«Sto cercando di insegnare a Carlo a parlare con una caramella in bocca. Ad oggi non ha ancora imparato, sebbene gli abbia fornito bon bon di tutte le dimensioni».

Ci sono differenze tra le tue trasmissioni e il Festival?

«La differenza è enorme, già partendo dal titolo della trasmissione: Sanremo. L’impegno è differente, molto più costante e quasi proibitivo».

Pensi che la tua presenza gioverĂ  in termini di audience?

«Non esiste un pubblico di Maria De Filippi e quindi non penso che la mia presenza possa cambiare gli eventuali ascolti. Sanremo non ha bisogno di me ed i numeri lo confermano. Negli ultimi hanno gli spettatori sono stati milioni».

Perché hai accettato l’invito?

«Sono venuta perché non ho avuto un motivo per dire di no. E’ una manifestazione che vedo fin da quando sono piccola e per chi fa il mio mestiere è in fondo un’esperienza da fare. Ho accettato anche perché sapevo di avere al mio fianco Carlo, che è una persona tranquilla e rassicurante. Siamo molto complici e spesso ci facciamo gli scherzi. Poi a Sanremo ero già venuta, sebbene per una sola serata».

Non ti piacerebbe presentarlo in modo autonomo?

«Non ho mai pensato di poterlo da farlo da sola. Ho chiesto che nei titoli di testa scrivessero: “conduce Carlo Conti, con Maria De Filippi”. Non sono malata di protagonismo».

Sei considerata una donna fredda, restia all’emozione. E’ vero?

«Diciamo che non mi vedono spesso piangere, nonostante spesso affronti argomenti emozionanti e toccanti. Questo non vuol dire che non sia sensibile, semplicemente ritengo che la ribalta spetti ai protagonisti dei programmi. Io conduco e sono al loro servizio. Le lacrime le riservo al momento in cui incontro queste persone e ascolto per la prima volta la loro storia».

Qual è il brano del festival che più ami?

«La mia canzone del cuore è di Celentano ed è “Il ragazzo della via Gluck”».

Testo di Vincenzo Nicolello

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