Canzoni da collettivo, Marcello e il mio amico Tommaso di nuovo fuori con Un Amore

Canzoni da collettivo, Marcello e il mio amico Tommaso di nuovo fuori con Un Amore

Autore: Marcello e il mio amico Tommaso
Album: Un amore
Etichetta: Noia dischi

Per prima cosa: Marcello e il mio amico Tommaso vanno sostenuti perché producono il loro disco anche in cassetta, con artwork fatto a mano, segno di passione e coraggio. Un’idea romantica di promuovere e far circolare Un amore, secondo lavoro che arriva dopo Nudità del 2013 (42 records), e prende direttamente il nome dal romanzo di Dino Buzzati. Un concept album costruito sul sentimento più nobile, un’amore tra due persone lontane ma legate dalla profondità delle loro aspirazioni amorose. Dentro un amore c’è tutta la voglia di fare di un gruppo di 7 amici che condividono i palchi dal 2009, un gruppo energicamente vero e pronto a registrare in presa diretta per arrivare più vicino possibile all’ascoltatore. Abbandonato l’inglese e le sonate acustiche, spazio a melodie che si fondono con violoncello, organo elettrico e violino, per accompagnare la chitarra e le voci di Marcello Enea Newman e di Adelaide Albinati. Si avvicendano, nello specifico, Gianlorenzo Nardi al basso, Lorenzo Autorino all’organo elettrico e Giorgio Ruzziconi alla batteria, a cui si aggiunge Sara Cecchetto al violino per alcune collaborazioni. Il punto di arrivo è un certo rock che odora di collettivo, come nelle migliori famiglia dal cognome pesante, quali Arcade Fire e Broken Social Scene. Ci si concentra così su ballad (la ferrovia) e altri episodi più muscolari, come Non è il top e La luna. Sullo sfondo Roma e Ostia, metà di arrivo sentimentale oltre che territoriale di Marcello e il mio amico Tommaso. Particolare è Neko Kase, canzone tributo con testo parzialmente identico al brano dei Magnetic fields (my only friend), inno all’amore e alla cantante americana che da il titolo al pezzo. Dopo accordi acustici, pronti a saltare su Nausicaa, dove gli archi sono al servizio di un disegno musicale che prevede cori e collettività. Sicuramente uno degli episodi migliori, con quel suo vago sapore di serate estive passate in compagnia di turiste americane in quel di Trastevere, mentre le melodie ballabili fanno il resto. Degni di nota sono poi gli archi che aprono La prima canna, brano dal sapore nostalgico e armonia contagiosa, con sfogo finale a violino spiegato e contrazioni muscolari chitarristiche. Ci vediamo in giro, cari ragazzi romani di Marcello e il mio amico Tommaso, per cantare insieme la vostra genuinità.

Testo a cura di Andrea Alesse

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