Manuel Agnelli tra Pasolini e Lou Reed al Teatro Manzoni di Bologna

Dopo una carriera ora mai trentennale e innumerevoli successi, il frontman degli Afterhours si mette in proprio con il fido Rodrigo D’Erasmo per un tour da solista.

Ieri sera il teatro Manzoni era quasi tutto esaurito tanto da far si che il concerto slittasse con il classico quarto d’ora accademico per dar modo alla location di riempirsi per intero .

Il “professor” Agnelli sale in cattedra subito con un bellissimo pezzo di Nick Drake, cantautore britannico poco conosciuto in vita, ma venerato e idolatrato per i suoi testi cupi e malinconici dopo la sua morte.

Già da come si presentava il palco, si poteva intuire che il concerto si sarebbe trasformato in uno spettacolo  a 360 gradi.

Chiaramente l’esperienza televisiva sta segnando positivamente la carriera di Manuel Agnelli e sul palco lo si nota chiaramente.

I brani di Hai paura del buio si presentano subito con Male di MieleCome Vorrei che si mescolano alla perfezione con brani più recenti che chiudono il primo blocco delle canzoni degli Afterhours.

Agenlli trova in tempo anche di citare un passo di Pasolini per dare un tocco di cultura a questo spettacolo, per far vedere come delle poesie o testi di molti anni fa possano essere sempre attuali.

La venerazione per Lou Reed e quei viaggi in giro per l’Europa per un solo scopo, come dice lui, li racconta prima di cantare The Bed, brano scritto dal cantante newyorkese proprio nel periodo berlinese della sua vita quando con David Bowie andò nella capitale tedesca per scoprire sonorità differenti di una città che stava rinascendo dopo la seconda guerra mondiale.

 Sul divano tra un cocktail e una chiaccherata con Rodrigo, suona 2 bellissime cover dei Joy Division e di Bruce Springsteen.

Il diventare padre ti cambia nel modo di concepire la vita e lo dice anche apertamente riguardante la creazione dei testi degli Aftehours.

Il dialogo con la figlia e la nuova generazione lo porta ad ascoltare la musica pop moderna che per lui è “merda” come pensava suo padre della musica che ascoltava lui….ma Manuel ha ragione suo padre NO.

A parte questo bellissimo sketch Manuel ricorda che non tutta la musica pop attuale è da cestinare, infatti la versione che fa di Video Games  di Lana del Ray al pianoforte è molto bella.

Il ritorno alla chitarra rievoca il tema della morte, che Manuel dichiara di aver esorcizzato e cantato con il suo ultimo disco Folfiri o Folfox.

La morte del padre e la morte degli artisti famosi, ma la morte in generale ti segna profondamente .

Se per la morte di John Lennon era troppo giovane per comprendere la perdita del cantante dei Beatles e con la dipartita di Lou Reed o David Bowie era già adulto per capire quanto possa essere cinica la morte, con quella di Kurt Cobain invece fu tutto un sentimento differente visto che sono praticamente coetanei.

Tutto questa a 25 anni da quel tragico giorno ci ha deliziato con una bellissima versione di  You Know You’re Right, brano inedito uscito per il Gratest hits della band di Seattle del 2002.

No è proprio il mio brano preferito dei Nirvana, ma penso che sia la canzone che si sposa meglio con la voce di Manuel . BRAVO.

Chiude il set con Perfect day di Lou Reed prima di dedicarsi agli encore.

Negli encore trova ancora spazio la letteratura italiana di un tempo che racconta l’Italia che era che non è cambiata nonostante il boom economico e tecnologico.

“….Ma noi abbiamo paura di quello che eravamo… “

Le due parti di encore sono dedicati agli Aftherhors a parte la cover di Elvis Costello in Shipbuilding .

Non poteva non chiudere con Non è per Sempre e Quello che non c’è, brani cantati insieme al pubblico che alla fine ha dedicato una splendida standing ovation per questo grande artista.

Nella nostra vita, un diploma, un lavoro o qualsiasi altre cose ci possono far pensare che siamo dei falliti, ma bisogna rimboccarci le maniche perchè ci sono tante lauree pronte per farci reagire e riprtire.

Un ringraziamento particolare a Vertigo per il gentile invito

Foto e testo di Carlo Vergani



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