Massimo Volume in teatro. Il racconto della tappa di Milano

Un teatro, l’auditorium di Fondazione Cariplo, costruito nell’operosa Milano, peraltro bellissimo. Uno spazio elegante in un quartiere a ridosso della movida, ma non proprio dentro questa.

Dentro, una sicurezza della “musica colta” come i Massimo Volume, nel loro & %tour dei teatri che arriva poco dopo l’uscita del disco. Ci sono dentro le creature metafisiche di chi arriva sul palco con la solita eleganza e il savoir faire denso di un clima inquieto. Emidio Clementi cammina nervoso sull’immenso palco ed è come al solito ben vestito e tirato a lucido sopra i tatuaggi, lancia urla tra un pezzo e un altro per schiarire la voce, ma anche per ricordarci che lui c’è ed è lì davanti ad un pubblico caloroso, anche se seduto.

Comodi ma inquieti, perché il benessere delle poltroncine va dosato con l’inquietudine sovrana dei Massimo Volume, un bene patrimonio della cultura italiana. Litio da il via alle danze del quartetto, bilanciato nei rapporti di musica come nelle relazioni interne. Il nuovo album, d’altronde, parla chiaro e non arretra dietro visioni e forme che dal vivo rendono meglio per profondità degli arpeggi e misticita’ del basso.

La scenografia è basilare e cambia colore con le note di Fred e una voce a Orlando masterJohn Cheever prende vita ne il nuotatore come un qualsiasi racconto della buona borghesia, tra applausi composti e qualche dichiarazione d’amore al buon Clementi.

Ci sono le sue storie che si intrecciano col peso della historia, in un aspetto che vede sempre un giusto spoken world aprire i brani. Spiegare e confondere il pubblico, che attende composto anche i vecchi grandi miti musicali del gruppo. Un sussulto quando siparla di rapporti materni e peso della storia, dosata nei gesti di un geenrale che i Massimo Volume lanciano sul pubblico come giù dal suo areo.

Qualcuno ricorda Silvia, la canzone e l’amica, dietro il citazionismo riflesso in aspetto musicali chiari. Post rock deviato in ambito teatrale, perfetto per chi vuole perdersi e sognare, ma anche inquietarsi con la I maiuscola.

Dei lampioni scendono e tornano su, prima di Fuoco Fatuo e della sua magia, cantata senza la giacca e col cuore verso il passato, tutti a ripetere: Leo, è questo che siamo

Ma ora bisogna andare, perché il tour prosegue e il nuotatore deve arrivare a destinazione. Semmai ce ne fosse una.

Grazie a DNA concerti. 

Andrea Alesse 

recensioni@thefrontrow.it 



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