King Crimson: 43 anni dopo il ritorno a Torino

King Crimson: 43 anni dopo il ritorno a Torino

Da quella primissima volta a Torino, al PalaRuffini, sono passati esattamente 43 anni e…due giorni. Solo Robert Fripp è rimasto nei King Crimson, ma del resto nella band inglese è sempre stato un susseguirsi di musicisti di altissimo livello, che magari poi hanno trovato fortuna anche in altre band o affrontando carriere soliste.

Fripp, è ritenuto da alcuni il maestro di cerimonie, altri lo ritengono un po’ despota benché sempre però autoironico nelle interviste rilasciate.

Nel primo concerto del Colosseo di Torino (l’altro si terrà oggi martedì 15 novembre) si è seduto sul lato destro del palco, quasi in disparte, affiancato alla seconda fila di musicisti. Lasciando grande evidenza a ben tre batterie situate in posizione centrale.

Ecco il vero leitmotiv di questo The elements of King Crimson tour 2016 è probabilmente l’“impatto-ritmico”, regalato da tre percussionisti molto diversi, ma complementari al suono. Gavin Harrison quello che ha il compito di vera “spina dorsale” della band, mentre a Pat Mastellotto sono riservate i preziosismi, le rifiniture o i raddoppi di tempo; Jeremy Stacey, che ha sostituito recentemente Bill Rieflin, oltre che alla batteria è spesso impegnato al mellotron, al piano e ai sintetizzatori. Ogni musicista del resto ha, se ci passate quella che può sembrare una contraddizione di termini, “uno spazio di improvvisazione ben preciso” all’interno dell’esecuzione del brano. Lo stesso vale per Mel Collins che si alterna tra il flauto ed i sax, impreziosendo e riportando quelle magiche atmosfere dei primi album dei King Crimson o di Jakko Jakszyk, “secondo chitarrista”, nonché voce solista.

Che dire dello show? La prima parte del set, fatta eccezione per due brani, ripercorre proprio quei primi 7 album indimenticabili mentre la seconda parte, dopo una pausa di venti minuti circa, è un alternarsi di tuffi nel passato (la sempre splendida The Court of the Crimson King (un po’ velocizzata all’inizio) e di materiale più recente, a dimostrazione che non ci troviamo di fronte ad band ancorata ad un passato nostalgico, ma proiettata nel futuro. Del resto Robert Fripp è alla continua ricerca dell’evoluzione del suono.

La chiusura della seconda parte del set con Starless, e del concerto, con il bis di 21st Century Schizoid Man attualizzata con estese parti solistiche, non possono che scatenare brividi di piacere tra il pubblico. Mai come in questa occasione le quasi tre ore di show sono state così intense e nello stesso tempo sono volate via così in fretta.

La serata si chiude con i sette componenti, sempre vestiti di tutto punto, che si concedono agli scatti dei telefonini, che erano stati banditi (giustamente) per tutta la durata dell’esecuzione. Questo perché il concerto va “vissuto” e ricordato come un’emozione completa, non come un semplice e piatto scatto fotografico di un singolo momento.

Nel ringraziare D’Alessandro e Galli per l’invito ecco la setist.

Prima parte: Larks’ Tongues in Aspic (part one); Pictures of a City; Cirkus; The Letters; Red; Sailor’s Tale; Epitaph; Hell Hounds of Krim; The Light of Day (Jakszyk, Fripp and Collins cover); Easy Money; Peace: An End; The Talking Drum; Larks’ Tongues in Aspic (part two).

Seconda parte: Devil Dogs of Tessellation Row; The Court of the Crimson King; Lizard (‘The Battle of Glass Tears -… more ); Suitable Grounds for the Blues; Radical Action (To Unseat the Hold of Monkey Mind); The ConstruKction of Light; Indiscipline; Suitable Grounds for the Blues; Level Five; Starless.

Bis: Banshee Legs Bell Hassle; 21st Century Schizoid Man (with extended solos).

di Aurelio Hyerace

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