Aggressioni sonore e velocità, i Julian Mente pubblicano Non c’è Proprio Niente da Ridere

Aggressioni sonore e velocità, i Julian Mente pubblicano Non c’è Proprio Niente da Ridere

Artista: Julian Mente
Album: Non c’è proprio niente da ridere

Julian-Mente

Nuovo lavoro per i Julian Mente da Foligno, quartetto di chiara ispirazione post emocore che parte dalla verde terra umbra per aggredire l’asfalto, azzannandolo.

Una voce arrabbiata mischiata con parole cupe ma mai political-banalizzate, chitarre che sanno di suoni americani e tanta aggressiva sincerità. Ecco come si può riassumere Non c’è proprio niente da ridere, album registrato letteralmente in un garage, quasi a rivendicare la legge del do it yourself, e ora pronto a sfilare tra le leve dell’alternative music del bel paese. Ma iniziamo con presentazione, i Julian Mente sono Diego Fratini, Michelangelo Capodimonti, Alessio Aristei e Mattia Desantis, attivi con il loro terzo disco e già in giro a dividere palchicon diversi gruppi come Marlene Kuntz e Gazebo penguins.

Dopo frantumi, lavoro musical caotico del 2012, i nostri ritornano e non si piegano a sperimentazioni o altri effetti da copertina patinata, ma rimangono crudi e aggressivi, in preda a un furore che tocca screamo e zone impervie in cui si incuneano gente del giro Snapcase e Taking back Sunday. Versi solo italiani, però, accanto ad accordi puri che toccano le corde di predecessori illustri, quali Marnero (epic post hc cervellotico e psicotico from Bologna) e Dufresne.

L’album Non c’è proprio niente da ridere è composto da 12 tracce senza sbavature, ma con la convinzione che si può anche migliorare, senza scadere nel ripetuto ambiente delle tendenze più poppeggianti. Eppure, la voce di Fratini sa anche essere melodica (come ne Il tasto OFF), seppur oscillante tra la paranoia del quotidiano e la dura lotta delle proprie contraddizioni, testimoniata in Stare bene oggi e Le belle giornate. Tra lamenti screamo e un giro denso di basso, la batteria va al tempo giusto, con giri che sanno di Mars volta e non solo.

Ai Julian Mente non manca sicuramente l’originalità nella composizione letterale dei testi, mentre intravediamo anche effetti handclapping e cavalcate suonate emozionali. Così, Lo squallore disgraziato ci ricorda i thursday di war all the time, e la critica velata alla modernizzazione (Ottomila) è un cavallo di battaglia che, seppur già messo in pista, ha sempre il suo fascino. La stessa rabbia, la stessa youth attitude, dunque, per un disco concepito come un segno che il tempo passa, mentre l’urgenza di comunicare è sempre la stessa.

Recensione a cura di Andrea Alesse

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