JON BRYANT, la recensione di Cult Classic

JON BRYANT, la recensione di Cult Classic

JON BRYANT

Cult Classic

 

 

Cult Classic è il quarto album di studio del cantautore canadese Jon Bryant, un cantastorie pronto a diventare grande.

Tra l’animo folk e la delizia soul alla RY X ecco la meraviglia di un soggetto musicale che ama la fuga bucolica alla The Passenger e la meticolosità soft pop. Parte da un invocazione al paradiso la sua storia, con l’inziale Paradise, e prosegue poi dritta verso un suono maturo. Inserti elettronici in Cultivated e profondità eloquente in Supestition, densa interpretazione della magia con una voce che lascia il segno.

Jon Bryant è quindi un nuovo membro della scuola atlantica del cantautorato, infatuata dai paesaggi marittimi e dalle scogliere. Un autore che si tuffa in una danza capace di sciogliere i suoi lunghi capelli, con un atteggiamento che rimane delizioso anche in una traccia come Party. Non si imita nessuno in Cult Classic, disco mai sopra il livello rumoroso e che fila liscio come un sasso gettato nell’Oceano.

Un Oceano che in undici canzoni conosce apre anche ad una serenata finale beaux arts, che ricorda gli anni ’60 della tradizione americana.

Se non lo conoscete è arrivato il momento, Jon Bryant è qui per voi.

 

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it

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