Oltre la comfort zone umana, intervista a f o l l o w t h e r i v e r

f o l l o w t h e r i v e r è il nome scelto dal musicista genovese Filippo Ghiglione, che tra poco , il 12 Aprile, farà uscire blankets & bumblebees, il nuovo EP  registrato nell’estate del 2018 in una piccola casa della Valle D’Aosta.

 Cinque brani che sono il culmine di un periodo di ricerca sonora e di riflessioni profonde, divise tra la comodità della vita moderna e istiani umani legati alla libertà dell’esistenza. Folk intimista e ricercato, in cui la spinta verticale della soul music arriva a tessere strategie più sperimentali, in piena estasi sentimentale.

Nell`EP suonano: f o l l o w t h e r i v e r (voce, chitarra elettrica), Adriano Arena (chitarra elettrica), Marco Ferretti (chitarra acustica, synth bass) e Simone Meneghelli (beatmaking, basso).

Vista l’imminente uscita, abbiamo fatto qualche domanda al gentile Filippo, per farci spiegare meglio il progetto.

1 Nella tua pagina social inviti chiunque ad entrare nel tuo mondo. Un artista fuori moda in quest’epoca di volgari muri e di chiusura. Parlaci un po’ di te e del tuo progetto musicale.

Guarda, penso che per me non ci sia niente di più “inclusivo” dal punto di vista emotivo del contatto musicale, del creare un ponte di empatia con le altre persone per tirare fuori la parte più vera e più nascosta di noi.

Quella che nella quotidianità non riusciamo a far emergere. Persino per uno come me, che ha bisogno dei suoi spazi e ama la solitudine e il silenzio delle montagne: superare questi muri diventa un mezzo per condividere la propria solitudine anche con altre persone, per farsi forza a vicenda.

E’ così che vedo la mia musica in questo momento, ed è così che è nato il mio progetto, originariamente come collettivo audiovisivo quasi 5 anni fa. Poi con il tempo sono cambiate tante cose, ho pubblicato due EP e mi sono preso una pausa per cercare di “focalizzarmi” meglio sul contenuto di quello che stavo facendo, e così l’estate scorsa mi sono ritirato in una piccola casa in Valle D’Aosta con un team di amici per registrare un pugno di canzoni, che sono diventate il mio nuovo EP “blankets & bumblebees”.

A metà strada tra la comfort zone delle coperte della domenica mattina e il volo dei bombi, che sfida le leggi della fisica per uscire dalla stessa comfort zone.

2 Hai scelto la via musicale dell’alt folk, ispirandoti alla tradizione americana. Quelli sono i tuoi riferimenti?

Parlando soprattutto di quest’ultimo lavoro musicale, lo definisco spesso come “incastrato da qualche parte fra l’alt folk dei Bon Iver e i beat minimali di Nick Murphy e James Blake”.

Sicuramente le atmosfere eteree create dalle chitarre molto “wet” dei dischi di Justin Vernon sono state una grande ispirazione, e anche tutto il “progetto” di Vernon in generale. Ma mi piace anche la semplicità e il minimalismo di un certo tipo di elettronica, che lascia un grande “vuoto” di frequenze fra i bassi dei kick e gli alti degli hi-hat, uno spazio che posso riempire con la voce e con la chitarra.

In questo senso, mi piacciono molto i lavori e i tessuti sonori di RY X.

3 La tua provenienza geografica ha influenzato il tuo mondo musicale. Genova è da sempre, per molti, un punto di riferimento, d’altronde.

Genova è una città molto strana, piena di contraddizioni e di doppie facce della stessa medaglia. Come un grande tesoro nascosto sotto uno strato di roccia sottilissimo ma anche molto duro e resistente da perforare.

Ti sa fare sentire davvero a casa e il giorno dopo invece non vedi l’ora di andare via.  Dirò una banalità, ma forse è anche per come è “incuneata” geograficamente, fra il mare aperto verso la scoperta di nuovi orizzonti e le montagne che invece sono massima rappresentazione della meditazione in solitaria.

Credo che questa sua natura si rifletta in tutti gli aspetti della vita di chi ci abita, personali, sociali e culturali.

4 Il tuo singolo “among the clouds” è una canzone per chiedere scusa. Parlaci di questo pezzo.

among the clouds” è forse la canzone a cui tengo di più di tutto l’EP.

Di solito non scrivo canzoni rivolte specificamente a una persona, al massimo sono canzoni che si ispirano a vicende che mi sono accadute, ma in questo caso è diverso.

E’ una canzone con la quale voglio chiedere scusa a una persona a cui ho spezzato il cuore e che ho fatto soffrire molto, perchè le ho dato l’impressione di non essere stata importante per me.

Credo sia una sensazione orribile, sia per chi la subisce in quel momento, sia per chi invece si rende conto di essersi comportato così a posteriori. Quindi è una canzone anche per me, per convincermi ancora una volta che forse in realtà non sono davvero così.

E anche il video, per come è stato pensato e girato, è un chiaro riferimento a questa richiesta di perdono e allo stesso tempo a una presa di coscienza.

5 Dopo l’uscita del disco, cosa dobbiamo aspettarci?

Mi piacerebbe continuare questo percorso di “focalizzazione” che ho iniziato. E’ come se sentissi, rispetto a prima, una maggior consapevolezza di ciò che mi circonda e del percorso che mi piacerebbe fare.

Sicuramente mi piacerebbe ritirarmi per un po’ nel mio “buen ritiro” montano e concretizzare con la scrittura le numerose idee che mi stanno frullando in testa negli ultimi mesi.

Magari per pensare alla scrittura di un album di esordio vero e proprio, dopo tanti EP. Chissà, vedremo…

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it



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