Effervescenza e significato musicale. Intervista agli Egokid

Oddio son tornati gli Egokid.

“Cose semplici”, il loro nuovo singolo, ha sbaraglio la concorrenza, come un’umanità nuova che cerca respiro nella scena antropomorfa e asfittica del panotapa pop italiano.

Un ritorno importante, che abbiamo suggellato con una bella intervista. Ci rispondono Diego e Pier

Buon divertimento.

Un gradito ritorno che è stato condito da un hype niente male. Lo possiamo definire imprevedibile come le note e il senso di “Cose semplici”?

Diego Palazzo: Sì, è stata una sorpresa anche per noi, dopo un paio di anni senza scrivere e suonare insieme. Per un certo periodo, dopo Troppa Gente, ci siamo dedicati ciascuno alle proprie attività e progetti collaterali. Fabrizio il bassista ha pure lasciato la band (ora suona con noi Giuseppe Fiori). Nonostante tutto, abbiamo sentito il bisogno di fare qualcosa di nuovo insieme, sperimentando un nuovo approccio home made, con tempi più lunghi per riflettere su arrangiamenti e
scrittura. Senza metterci fretta, mi sembra che abbiamo fatto un lavoro migliore produttivamente parlando rispetto al passato.
Pier: L’imprevedibilità è data soprattutto dal desiderio di sorprendersi e di trovare
una certa leggerezza nel pensare le cose, anche quelle più impegnative o negative.
In fondo Cose semplici è un modo per raccontare questo bisogno di imprevedibilità, di trovare la soluzione che non ti aspettavi e la profondità che non sospettavi. Il fatto che il pubblico stia recependo così bene il nostro ritorno forse è proprio legato all’universalità di questo bisogno di semplicità.

2 Sono affezionato al vostro modo situazioni sta di vedere le cose che succedono nel mondo politico e oltre. Mi confermate che gli Egokid sono popolari e non populisti?

DP: sì te lo confermiamo. Le nostre canzoni parlano di situazioni reali, di
esperienze vissute, senza preoccuparci di suscitare per forza una risposta
empatica immediata. Non ci interessa fare canzoni usa e getta con la solita
riproposizione di luoghi comuni e riferimenti alle modalità di comunicazione social, che tempestano gran parte dei testi delle hit che passano in radio oggi.una canzone pop e dunque la lingua madre per dire certe emozioni, prima o poi
torna utile, anzi imprescindibile.

3 Dietro questo successo generalizzato della canzone it pop, secondo voi, c’è un po’ di piacere nazionale della canzone lieve e pop?

DP: Negli ultimi anni si è assistito a un grande rispolvero del cantautorato nazionale anche nelle sue forme più discutibili, dei ripescaggi degli ultimi anni ‘80 e ‘90: un’operazione che prima poteva sembrare anche simpatica, mentre ora sembra che la situazione sia fuggita un po’ di mano. Ce la stiamo raccontando in modo molto autoreferenziale. Sembra quasi che anche la musica italiana sia pervasa da
una vena nazionalista, quasi immune a qualsiasi contaminazione esterna. E questa cosa, proprio per come sono nati gli Egokid, ci sta un po’ stretta.
Pier: Personalmente quando tutto è iniziato ne ho tratto una grandissima
soddisfazione, più che altro perché niente è in grado di farti da psicanalista come una canzone pop e dunque la lingua madre per dire certe emozioni, prima o poi torna utile, anzi imprescindibile

4 Stavolta siete tornati per restare a lungo, oppure farete fugaci apparizioni alla moda del primo collettivo “Luther Blisset”?

DP: chi può dirlo. Ormai abbiamo capito che la musica ci piace farla se c’è un
motivo per farla, se se ne sente l’urgenza. Oggi, vuoi per i tempi vuoi per il nostro
stadio evolutivo come persone, ci sembra ancora giusto e opportuno esserci,
cantare e portare in giro il nostro spettacolo. Domani è un altro giorno e vedremo.
Pier: siamo tornati per farvi il Q.

5 Domanda banale ma che aiuterà chi non vi conosce a farlo. Tre aggettivi per descrivere il suono degli Egokid?

DP: insofferenti, incostanti, sexy
Pier: Nina, Pinta e anta Maria, lo so che non sono aggettivi, ma di questi tempi
meglio non sottilizzare.

6 Ci vediamo il 9 novembre a Milano al Circolo Ohibo’, cosa dobbiamo aspettarci?

DP: uno show bello spinto, da ballare e cantare senza tante menate. Saremo le
solite baracche, solo vestiti meglio e con la cassa fissa in quattro.
Pier: Cose semplici, quindi belle, no?

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it



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