Musica e altre dimensioni, intervista a Contini

Musica e altre dimensioni, intervista a Contini

Dopo aver fondato Il Genio con Gianluca de Rubertis, ecco una nuova strada tutta da costruire per la cantautrice pugliese.

Contini è il progetto solista di Alessandra Contini di cui vi abbiamo già parlato con giusta enfasi, dopo che Alessandra, lo scorso maggio, ha fatto uscire Continentale, primo album caratterizzato da escursioni ritmiche e sonore, in costante bilico tra inverno ed estate.

Una musica e dei che testi raccontano la quotidianità̀ resa statica e dilatata per ritrovare il proprio più̀ profondo sé stesso, lontano da tutto ciò̀ che è impersonale.

La scorsa settimana, poi, Contini ha fatto uscire un singolo inedito scritto apposta per l’estate dal titolo “Al mare“.

Un singolo per allontanarsi anche solo per un giorno dalla giungla metropolitana per rilassarsi in un posto assolato dove l’unica controindicazione è quella di prendersi una scottatura.

Questa estate, dunque, ce ne andiamo “Al mare” con Contini, ma prima leggiamo la nostra intervista alla brava artista pugliese.

 

 

1) Un album solista è una scelta importante. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinta a tornare sulle scene con Continentale?

Scrivo sempre quando ho delle sensazioni che provengono da un luogo, da un incontro, da un’ immagine. E’ una cosa che faccio spontaneamente anche solo per rilassarmi dopo una giornata spesa ad occuparmi di altro.

Anche se sono rimasta ferma per lungo tempo avevo messo da parte molte idee e ho sentito la voglia di dare un senso a tutto.
Continentale è il frutto di quello che, nel periodo in cui ero rimasta lontana dalla scena musicale, avevo coltivato.

2) Dopo un lungo periodo sei tornata sulle scene. Come è cambiato il mondo musicale italiano in questo tempo dal punto di vista di Alessandra Contini?

Nel mezzo della rete dove siamo noi, c’è posto per tutto ormai.
Siamo tempestati da informazioni e proposte musicali che, a me, risultano più difficili da inquadrare.
Questo sovraffollamento, secondo me, ha dato il via a una fruizione molto più distratta che porta chi fa musica a sentire di lavorare sempre con il vento un pò al contrario o di non riuscire a stare al passo con i tempi.

3) Pensi di essere stata un po’ vittima della popolarità̀ diffusa dei famosi versi Pop Porno. L’essere entrata in certi circuiti può̀ bloccare la personalità̀ e la fantasia di un’artista come te?

No, assolutamente. Pop Porno per me è stata una grande vetrina.
Mi ha dato la possibilità̀ di fare tanta esperienza, di suonare su palchi importanti, di scoprire tanti meccanismi del mondo musicale.
La personalità e la fantasia si bloccano solo se si perde la spontaneità di seguire il proprio istinto.
Ma questa è una questione di carattere.

4) Parliamo di musica e del tuo album uscito lo scorso maggio. Come è avvenuta la composizione del suono? Hai fatto tutto da sola?

Una volta che avevo deciso di portare a termine questo progetto, avevo le canzoni e le idee abbastanza chiare.
Ho portato i miei provini a Giovanni Calella con il quale è cominciato un dialogo creativo che ci ha portato alla versione finale delle canzoni. E’ stato un lavoro fatto in maniera quasi sartoriale e molto confidenziale, con pochi fronzoli intorno.

Giovanni si è occupato della produzione artistica e ha curato gli arrangiamenti. Le batterie già̀ in parte arrangiate sono poi state impreziosite dal tocco di Beppe Mondini.

5) Dall’ascolto percepisco un approccio sentimentale al concetto di musica. e’ così o sbaglio?

Quando penso alla musica, penso alla possibilità di potersi perdere in un’altra dimensione, dove le cose pratiche lasciano il posto a tutto quello che di astratto può esistere in noi.
E’ la possibilità di dare una colonna sonora alle cose che si guardano, ai ricordi, alle stagioni.
La musica è il mio mondo ideale, e si, è il mondo che amo e in cui mi sento bene.

6) Mettersi in proprio e fare un disco solita per una donna caparbia come te è un gesto di rottura con un contesto spesso ancora preda di una concezione ahimè arcaica del sesso femminile?

La caparbietà̀ fa parte di me, coltivo spesso sogni che poi alla fine cerco sempre di realizzare anche se, ogni tanto posso, dare l’impressione di perdere tempo perché́, probabilmente, il fatto di vivere costantemente in maniera accelerata ci porta a dimenticare che, a volte, le cose hanno bisogna di lentezza per potersi rivelare completamente.

Una donna fa indubbiamente più fatica a prendersi il ruolo che le spetta, devi dimostrare sempre di essere all’altezza della situazione per poter sembrare abbastanza brava.
Ma questa è ovviamente solo una mia impressione.

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it

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