FOUR e ritmi di chiara bellezza, intervista ai Sunday Morning

Sunday Morning è il folk rock umano dell’anno 2019.
Il nuovo album è FOUR, uscito il 5 aprile, ha visto la band italiana tornare in pista con un album, di cui potete trovare la recensione sul nostro sito.
Un gruppo interessante, un album essenziale, che dà spazio a sonorità e curiosità da approfondire nella nostra intervista.
 
Siete tornati con un album di alta qualità e di viaggi lunghi in traiettorie alt- folk. Come è nata la composizone di questo disco?
 
Venivamo da un lungo periodo passato in sala prove con l’intento di approcciare la composizione in modo diverso, lavorando insieme su delle improvvisazioni e utilizzando anche strumenti per noi “nuovi”, come loop e elementi elettronici. Abbiamo creato molto materiale buono, che sicuramente prima o poi riprenderemo in mano, ma quel percorso a un certo punto si è arenato.
Andrea è andato a New Orleans per fare un’esperienza di qualche mese agli Esplanade Studios e in quel periodo sono venute fuori altre canzoni, alcune scritte d Andrea in Louisiana, altre scritte da noi qua in Italia. Quando ci siamo incontrati di nuovo, ognuno ha messo sul piatto ciò che aveva e, tutti insieme, abbiamo iniziato a incontrarci allo StoneBridge Studio per dare vita a quello che sarebbe poi diventato FOUR, suonando le canzoni e registrandole per definire intenzioni e strutture. Su quelle registrazioni abbiamo poi iniziato a stratificare gli strumenti, lavorando a tracce e arrangiando i pezzi in maniera progressiva. Molto spesso le parti che si sentono su disco sono state suonate solo una o due volte, nel momento stesso in cui le abbiamo pensate e registrate. Questo ci ha permesso di mantenere le canzoni fresche. In fase di mixaggio abbiamo lavorato sui pieni e sui vuoti, andando a tagliare le varie parti e a inserirle dove servivano. È stato un disco realizzati molto al banco del mixer, che per noi è una cosa nuova. Non tutte le canzoni alla fine erano adatte al mood che volevamo dare a FOUR, per cui sono state sacrificate sull’altare della uniformità del disco, che per noi comunque rimaneva la cosa più importante.
 
E’ chiaro un forte sentimento di devozione alla musica folk proveniente dagli Stati Unit. Quel’è il vodtro rapporto con la tradizione folk-rock USA, e quale la relazione con la grande nazione americana?
 
Abbiamo gli scaffali pieni di dischi fatti da band e songwriter americani e, se dovessimo stilare una classifica degli album migliori di sempre, probabilmente la lista sarebbe targata USA per un buon 70%. La nostra è comunque una America “di riflesso”, che ci arriva (seppure in maniera potente) da libri, film e dischi. Vero è che l’esperienza fatta da Andrea a New Orleans ha influito molto sulla forma di questo disco. Semplicemente il fatto di comporre canzoni respirando quell’aria, di essere lì mentre scriveva e suonava, ha permesso di dare a FOUR una massiccia dose di autenticità. Nei nostri dischi passati c’era sempre anche una componente “britannica”, a volte più presente altre volte meno, ma FOUR è indubbiamente il disco più americano che i Sunday abbiano fatto fino a oggi.
 

Tanti brani di FOUR sono riferiti a traiettorie personali/biografiche, mi sembra. Sbaglio, oppure nello scrivere il punto di partenza è molto personale?

In questo disco quasi tutte le canzoni partono da un punto di vista personale. Questo non significa che siano autobiografiche, ma piuttosto che lo spunto iniziale deriva da un’esperienza di vita vissuta in prima persona. Questo spunto può poi venire sviluppato in una canzone personale o in una storia, ma sì, in FOUR si parte praticamente sempre dalla vita di chi scrive.

La scelta di inseire voci simil-femminili in diversi brani mi ha colpito molto. e’ un segno di cordialità, oltre che un elemento di chiara belellezza?

Per la verità non ci sono voci femminili sul disco. Andrea è la voce principale su tutte le canzoni, tranne che per l’eccezione rappresentata da We Were Wrong, su cui canta Luca. In passato ci è capitato di inserire voci femminili nei nostri pezzi, sempre seguendo una logica legata all’arrangiamento e al fatto che un timbro più delicato potesse essere utile a trasmettere meglio il mood del pezzo. Quindi, per tornare alla tua domanda, tutte le voci di FOUR sono lì per trasmettere “chiara bellezza”. Speriamo di esserci riusciti.

Sarete in giro per qualche live dopo l’uscita del disco. Quali sono i vostri piani? Sono reviste date anche fuori Italia?

Dopo il release party del 5 aprile al Bronson di Ravenna che per noi è praticamente casa (anche FOUR, come il precedente Let It Burn, è uscito per Bronson Recordings) abbiamo suonato a Firenze e, nei prossimi mesi, grazie al lavoro che sta facendo BPM concerti, gireremo un po’ l’Italia. 
Le date confermate per ora sono:
 
16/05 al Trenta Formiche di Roma
19/05 al Sound di Milano (di spalla ai The Slow Readers Club)
25/05 al Covo di Bologna (in apertura a Bartolini)
05/06 all’Hana-Bi di Marina di Ravenna per il Beaches Brew festival
12/07 all’Home Festival do Venezia
 
Andrea Alesse
recensioni@thefrontrow.it

 

 

 

 



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