Il bello di condividere, intervista ai C’mon Tigre

Il 15 febbraio scorso è uscito RACINES,un compendio di buona musica che fa capo ai misteriosi C’mon Tigre e di cui trovi sul nostro sito la recensione.

Un solido album dalle sfaccettature indefinite e che mette in mostra le capacit di un gruppo che fa del collaborazionismo e della pratica culturale in musica la sua arma in più.

Per scoprire quale vita c’è dopo un ottimo lavoro come questo, ho intervistato i C’mon Tigre.

1) “RACINES” è uscito da un po’, ma io già ne sento la mancanza. Nel complimentarmi con voi per il disco, volevo iniziare l’intervista chiedendovi: cosa rappresenta questo disco per voi? E cosa pensate possa rappresentare questo album per gli ascoltatori, in un momento in cui la musica generalista tenta di riprendere, ahimè, il sopravvento?

Grazie innanzitutto per i complimenti. Per noi Racines rappresenta una fotografia ben precisa di un momento del nostro cammino, una fase in cui abbiamo voluto recuperare vecchie memorie e vecchie influenze che hanno fatto parte della nostra crescita, come delle radici appunto. Cosa rappresenti per gli ascoltatori difficile dirlo, la cosa è molto soggettiva, di sicuro saremmo felici si percepisse questa proiezione in avanti innanzitutto. A prescindere dal tipo di musica, abbiamo sempre cercato di fare le cose a modo nostro, di raccontare qualcosa che avesse un senso.

 

2) Sono a conoscenza che dietro i  C’Mon Tigre c’è una forte identità collettivista. Ebbene, pensate che “collettivizzare la musica” sia una pratica solo legata alla composizione, oppure c’è un’idea ben precisa che rifiuta l’eccessiva personalizzazione del messaggio attraverso il medium musicale?

Fin dall’inizio abbiamo voluto evitare la personalizzazione riguardo il nostro progetto, il lavoro coinvolge molte persone, musicisti, artisti, e siamo sempre stati convinti che fosse giusto e coerente che passasse l’idea di un lavoro condiviso, aperto. Anche riguardo la composizione: steso un canovaccio, ognuno ha portato le sue idee, e questo ha dato molto alla nostra musica. E’ bene che le cose vengano condivise, perché germogliano e quasi sempre poi fioriscono. Personalizzare sarebbe stato impossibile, è un concetto totalmente distante dallo spirito che spinge il progetto da sempre.

 

3) Passiamo alla musica, in senso stretto. Racines vuol dire radici. Quali sono le radici musicali su cui avete costruito il suono del vostro ultimo disco?

Le radici, quelle ritrovate, risalgono fin dalla nostra infanzia, abbiamo recuperato suoni con un’attitudine club ed hip hop, abbiamo utilizzato synth, talk box e drum machines che ritenevamo base fondante di queste memorie. Alla fine il mix che ti ritrovi è frutto di ispirazioni che vengono da periodi storici differenti e dalla nostra assimilazione personale di certi generi e mondi. Ci siamo ricordati di quando si andava a ballare nei club, e recuperare certe sonorità ci è venuto spontaneo. E’ stato molto divertente.

 

4) Come è avvenuta la scelta degli ospiti nel disco? E quanto tempo ha impiegato la sua costruzione?

La scelta degli ospiti, musicisti ed illustratori, è nata strada facendo, una volta definito lo stampo dei brani ci siamo immaginati chi avrebbe potuto suonare e chi avrebbe potuto rappresentarlo perfettamente visivamente. Abbiamo fantasticato in qualche modo, e la realtà dei fatti poi è stata meravigliosa: tutti hanno aderito con entusiasmo onorandoci della loro partecipazione, e dando un tocco superlativo che è andato ben oltre le nostre aspettative. Avere nomi come Harri Peccinotti, Boogie, Mode 2, Mick Jenkins insieme agli altri è una cosa che ti riempie il cuore, un dono. I tempi ovviamente per allestire un lavoro del genere non sono proprio immediati, ma poi, a dispetto della fatica fatta, ascolti e sfogli il risultato finale e ti vien subito voglia di rimetterti al lavoro.

 

5) Una curiosità dopo la parentesi tecnica. In quest’Italia sempre più sull’orlo di una crisi di nervi politico/culturale, c’è un contesto in cui i C’Mon Tigre si trovano ancora a loro agio?

Abbiamo sempre cercato di tenerci distanti dal contesto politico, noi cerchiamo semplicemente di ritrovarci a nostro agio nel nostro lavoro, e di comunicare attraverso quello la nostra percezione della realtà. Facciamo in modo di far funzionare fattivamente il nostro mondo, quasi come fosse un’oasi.

 

6) Classico domandone finale. Quali sono i prossimi programmi dei C’Mon Tigre (se ci sono)? Ci sono novità su tour o nuovi lavori/collaborazioni?

Stiamo lavorando a diverse idee, continueranno le date e vorremmo proporre una versione nuova dello spettacolo da portare nei teatri, collaborando ancora con Gianluigi Toccafondo. C’è parecchio fermento, abbiamo in mente molte possibili nuove uscite e collaborazioni, ma per il momento le teniamo ancora nel cassetto.

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it

 

 

 



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