Immolation, la recensione del nuovo Atonement

Immolation, la recensione del nuovo Atonement

Esce oggi, 24 febbraio, in tutti  i negozi di musica e i digital store Atonement il nuovo disco degli Immolation. Pubblicato da Nuclear Blast è per il momento l’uscita più interessante per quanto riguarda la musica estrema in questa prima parte del 2017.
La storica death metal band statunitense sembra non voler invecchiare, più gli anni passano più la loro proposta musicale diventa violenta e con sonorità oscure.

Attivi sin dal 1986, questo disco è la decima uscita degli Immolation. Ma dopo tanti anni, e in un momento in cui il metal estremo si sta lentamente avvicinando al declino è ancora possibile pubblicare buoni dischi?
Assolutamente sì, gli Immolation anche a questo giro non hanno sbagliato e hanno prodotto un disco pazzesco.

Sin dal primo pezzo, The Distorting Light, è chiaro quale sarà il mood del disco: un growl potentissimo, ritmiche serrate e un sound cupo che da anni contraddistingue la band.
Gli Immolation non concedono un momento di pausa a chi ascolta il disco, le chitarre di Alex Bouks (new entry per la band) e Robert Vigna creano continui muri di suono, sui quali Steve Shalaty crea delle ritmiche devastanti dietro la batteria.

La cosa che più colpisce, è quanto questo disco non abbia nessun passo falso, nessun minimo calo di qualità: merito di un ottimo lavoro in fase di composizione e di una tecnica sempre più mostruosa da parte di tutti i componenti della band.
Se vogliamo trovare un punto qualitativo massimo in questa nuova creazione dei Immolation, lo possiamo individuare in Thrown To The Fire.

Diventa difficile scrivere ulteriori parole su un prodotto, assolutamente perfetto. Potremo citare le improvvise accelerazioni di Lower evidenziate dalla devastanti ritmiche di Shalty, la velocità a cui viene suonata la title track, le cadenze quasi funeree della conclusiva Epiphany o quanto Paul Orofino sia stato bravo a produrre il disco, ma ci sembra più corretto scrivere che gli Immolation nel 2017 ci hanno regalato quella che potrebbe diventare una pietra miliare del death metal, proprio quando tutte le speranze sembravano finite

Testo a cura di Alberto Gandolfo

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