La chiamata di Girless, tra personalità e racconto

La chiamata di Girless, tra personalità e racconto

Autore: Girless
Album: I have a call
Etichette: Stop Records, To Lose La Track
Stampa: Doppio Clic Promotion

Il rapporto con la morte e il suo ricordo, intramontabile per alcune personalità ancora attuali. Più che di morte, però, preferiamo parlare di suicidio, un gesto clamoroso ma intimo e mai scontato. Su questi due aspetti, Girless, regala un bellissimo e profondo concept album in cui rivivono sette personaggi che hanno scelto il suicidio e uno, l’immortale Giuseppe Pinelli, che non ha potuto scegliere.

Girless è Tommaso dei Girless and the Orphan, che con la sua chitarra, e anche aiuto di Urali al basso e ai cori (oltre che di una batteria, il tutto in un solo brano) regala emozioni e riflessioni. Non un lavoro tributo, e neanche un nostalgico revival, bensì un bel disco costruito sulla voce e sulla scrittura ricercata e significativa.
Girless spinge così su di sé le attenzioni di amanti del cantautorato folk apocalittico alla Bonnie Prince Billy, ma anche quelle di fruitori di hc e affini, come già con il corregionale One Glass Eye. L’importanza del personaggio guida, il cui solo nome da il titoli ad ogni canzone, è un bandolo in cui si districa la stesura di melodie spesso intime, e di racconti in cui il testo diviene cinematico. Ernest (Hemingway) e la sua smarrita strada di casa aprono con poesia un involucro di raffigurazioni musicali che proseguono con la chitarra folk core di Mario. Un inno alla libertà di scelta lontano dal dibattito del fine vita, un inno che ricorda il maestro Monicelli con voce rabbiosa, la stessa di chi rifiuta con orgoglio palliativi sterili e minacce curative.

I ritmi si calmano con Primo, ballad acustica che richiama Kings of Convenience, in cui si immortala la forza dello scrittore Levi. È un Girless ispirato, narratore in solo fingerpicking in Virginia e solido regista in Giuseppe. È il canto ispirato dal falso suicidio dell’anarchico Pinelli e delle sue mancate ali, sussurrato con movimenti acustici di chitarra. Un falso suicidio, in cui Girless fa come Petrini né Il calciatore suicidato (Kaos edizioni, ovvero sicurezza), bel libro in cui si parla del caso del finto suicidio del calciatore Bergamini, e del bisogno di verità nascosto in noi. Il brano migliore rimane comunque Sylvia, canzone che ricorda l’icona femminile Sylvia Plath e il suo tormentato passato. Una saliscendi a tratti giustamente rumoroso di emo folk, arricchito da basso e batteria e da una ripresa e una melodia trascinante. Dentro ci sono Avail e lo stupore lo fi, molto ben arrangiato. Una sorpresa positiva Girless, da guardare dal vivo (con Giorgio Poi al Bronson ha fatto il suo), oltre che pronta a farvi dimenticare di voi per spiegare personaggi e vite che hanno lasciato il segno.

Testo a cura di Andrea Alesse.

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