Autobiografie in musica, Giovanni Succi e il suo Con Ghiaccio

Autobiografie in musica, Giovanni Succi e il suo Con Ghiaccio

Artista: Giovanni Succi
Album: Con Ghiaccio
Label: La Tempesta Dischi

Un concept album sulle debolezze umane, una romanzo autobiografico che vuole farsi strada tra i pensieri di una artista maturo che risponde al nome di Giovanni Succi. Un uomo che puoi trovare nei fondi dei bicchieri alimentati col ghiaccio finto, come finto e artificiale è il comportamento umano che il nostro mette alla gogna tra una scrittura articolata e una parola oltre il limite.

Con ghiaccio (nome dell’album) è la nuova fatica di un Giovanni Succi apprezzato già da tempo con le esperienze di Madrigali Magri e Bachi da Pietra, realtà che segnano il passo nell’underground italiano come Ovo o Zu e tanti altri caldi titolari di cattedre all’università dell’indipendenza e del sound vero.

Tra spoken word e tranvate assistite da effetti elettro, Succi spara polvere di fuoco metaforiche che tirano fuori dall’anonimato incendiari della musica (Bukowski) e poseur da copertina indie (Artisti di nicchia). Si gioca con le parole, per andare al sodo della questione, in un momento dove l’industria discografica ama i mordi e fuggi. E Giovanni Succi suona quindi così vero, come veri sono quelli che erano per le stradi liguri quando si rivedono in Genova 2001, e si trovano davanti al televisore a dire “io ve lo avevo detto”.

La chitarra alla Barbagallo lo accompagna in Sipario, viaggio tra le angosce di un personale soggiorno alberghiero che distoglie dal quotidiano, quel quotidiano che la provincia mostra prepotente nel brano Il giro.

Apprezzabile oltre modo, poi, è Tutto subito, blues elettro psichedelico che abbraccia Tom Waits e cantato italiano per sterzare su di una letterale subitanea necessità di far successo. Satana ricorda Krano per la profondità e il piglio autobiografico, facendo diventare Succi uno storyteller dell’abisso, con fischiettare da ultimo incontro al far west della vita. Stessa solfa pseudo folk in Elegantissimo, ballad sulla fine del collettivo, come in una filosofica canzone che richiama anche gli El Muniria di Stanza 139 per il pathos e la coralità del racconto in musica.

La tiltelrack arriva con l’ultimo giro di nota, sempre più pronta a celebrare la voce calda di un Succi ossessivamente geniale, con lo sguardo al bicchiere e un’occhiata al ghiaccio che si scioglie come una clessidra. E il circo della vita e Succi è il domatore della sua tigre interiore. Venghino signori.

Andrea Alesse
recensioni@thefrontrow.it

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