Francesco De Leo e La Malanoche: una lunga storia allucinata

Francesco De Leo e La Malanoche: una lunga storia allucinata

Autore: Francesco De Leo
Album: La Malanoche
Label: Bomba Dischi

Un diamante dream psycho pop brilla nella luminosa sfera degli agglomerati in orbita Bomba Dischi. È Francesco De Leo, artista già conosciuto e ora lanciato dall’etichetta romana per un album in solitudine denso e prezioso come i suoi riferimenti musicali e la sua verve istrionico psichedelica.

Si dice che abbia colpito a fondo l’orecchio di Giorgio Poi, altro cantante che ha fatto il botto con la crew di Bomba, e che ora sostiene il grande salto di Francesco De Leo. Ritmiche lineari e trascinanti, accanto a una melodia che si assicura immediatezza grazie alla lingua italiana. La Malanochediviene così il risultato della ricerca sociologica dell’intelletto di De Leo, professore delle allucinazioni sognanti e della tela elettro pop.

Come se si trovasse in piena riflessione ascetica, il buon Francesco licenzia un disco interessantissimo e non risparmia le sue digressioni su viaggi sudamericani e ritmi shoegaze che ricordano le elucubrazioni di Amerigo Velardi, qui rivalutato in chiave più giovanile e distesa.

Con il brano Mylena è subito festa, con un sexy pop ammiccante e in preda ai cristalli, immessi in un trend percussivo e curativo che evoca ricordi a lungo tempo sfocati e melodici. Ritornello catchy al seguito e subito grande presa per il golden boy Francesco De Leo, a suo agio con la sicurezza di Marc De Marco al suo fianco. In primissimo piano, anche grazie ad un video del buon Jacopo Farina, c’è poi la delicatezza del soft pop psichedelico di Muse, un brano che ha un tessuto elettronico ipnotico, per una racconto tra droghe e figure femminili che poi risuona tutto nella tromba che lo chiude.

E allora adios alla city e “Andiamo a rischiare la vita” in provincia con i francesi Ntm depotenziati dall’assenza della banlieu in un quartiere dormiente dell’alessandrino, ora ravvivato dalla chitarra del nostro cantante sempre più attaccato alla tradizione dell’electro pop in un pezzo come Lucy Quando l’acido fa i suoi effetti e compare De Andrè ecco allora che De Leo canta di un proibizionismo piemontese abbattuto da una filastrocca psichedelica (Le ragazze dello zoo di Torino), sino al percorso netto di Hangover. Giorgio Poi (sempre lui), si nasconde e ride dietro un viaggio di sola andata con i ritmi pink floydiani e il piano di fuga messo tutto in atto.

 Testo a cura di Andrea Alesse
recensioni@thefrontrow.it

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