A voi i Florence Elysée, trio che cerca la strada di casa con Home

A voi i Florence Elysée, trio che cerca la strada di casa con Home

Autori: Florence Elysée
Album: Home
Stampa: Doppio Clic Promotions

Alla ricerca di casa, quella serenità e quel giusto peso alle cose che fa emergere la corretta dose di sé stessi. I Florence Elysée sono alla ricerca di questi lidi, e lo fanno con la musica di Home, acquerello sonoro che da Pesaro mischia alternative rock a sprazzi emo, sino alla trama più pop rock che caratterizza le loro espressioni. La melodia non manca, così come i cori di Beautiful e del suo gusto per la passione di ritmi pacati e ispirati da Tindesticks e simili.
I Florence Elysée sono in realtà tre polistrumentisti innamorati di un acustica che usa il solo cantato in inglese, per appoggiarsi speso sulla viola da gamba suonata da Elisabetta del Ferro, una dei componenti (la sola femminile) di un trio molto concentrato su una ricerca della sonorità e delle sue sfaccettature. Sentite, per credermi, la cavalcata Arcade Fire di Letters e ve ne renderete conto. Ad apprezzare il suono degli archi è sin da subito l’iniziale Toward Home, in cui si sentono echi di Marcello e il mio amico Tommaso, proprio per l’utilizzo particolare di tali suoni.
Dentro i dodici brani di Home, comunque, troviamo tutte le tematiche intime e personali di un gruppo che ama farsi protagonista di sprazzi alla Coheed and Cambria, alternando voci femminili/maschili nella bella e intrigante Thisi is the last time. La vena acustica e più folk non manca (Image e 14th Day), come non mancano arpeggi ancora più composti e vicini ad un american sound anni ’90.
Sonorità vere, che riflettono un approccio mai soft e una chiara intenzione di migliorarsi, sino ai The Get Up kids che improvvisamente vengono fuori nella emo ballad Strange Behaviour, una condotta strana, perché finora mai trattata nell’album, ma molto ben costruita e argomentata dai tre pesaresi.
Chiude la speranza di Home, ossia la ricerca di una luce chiamata casa, sinonimo di bellezza e nuovi stimoli tra accordi crescenti e ben suonati. Non è forse la speranza di tutti?

Testo a cura di Andrea Alesse

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