L’angolo di Chains Press and Promotion episodio 3: Ferbegy? e The Cat and the Fishbowl

Artista: Ferbegy?
Album: Roundabout
Etichetta: Riff Records

Arrivano da Bolzano e mi capitano nelle orecchie dopo che gli Slowdive hanno lanciato la loro nuova onda e gli The XX fanno impazzire il mondo. Una casualità? Direi quasi di no, visto che i Ferbegy? (si, col punto interrogativo) mirano a costruire un indietronica cantata in inglese e piena di riferimenti a maestri d’oltreoceano, tramutandola con personalità e doppia voce sin dalla prima Butterfly Lullaby, ballata esistenziale e concentrata in un mantra elettronico pieno di buone insidie.
Attivi dal 2009, amano unire i synth a strumenti vintage, come mostrato nella chitarra classica che in Moth si fonde con l’ovattata voce e un atteggiamento alla Kings of Covenience remixati da centrifugatori stile Mum. Dentro il progetto dei Ferbegy?, tra le 9 tracce di Roundabot, incontriamo batterie artificiali e programming, con la bella female vocals che richiama picchi di intensità e buon gusto, in un album che gira tra rumori di cambiamento dopo il primo Lp Soul Echoes. Maturità che in Athletic Meditation li porta addirittura verso sperimentazioni con percussioni esotiche che incontrano le spigolature elettroniche, segno di una band che osa e va oltre i propri limiti. Approccio quasi jazz in How Many Times, e tanta successiva mescolanza electro costruiscono un disco innovativo e interessante, con gli amati God Speed You Black Emperor! che riecheggiano nella trama di Jewel. Chiude una Forest Ranger che accelera sui tempi di batteria e ama lo strumentale, come in un cerchio magico alla Moloko che si chiude sui Ferbegy?, bolzanesi si, ma anche internazionali.

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Artista: The Cat and the Fishbowl
Album: Feels like home
Etichetta: Autoprodotto

Un incontro casuale, due ragazzi fortunatamente fuori dal normale e dal tempo indie dell’odierno mainstream. Tutto questo e quattro tracce dopo, in Feels Like Home, sono i The Cat and the Fishbowl. Un art folk che spazza via la nebbia della loro Lodi con malizia e ironia, sino alla ricerca di suoni che mi ricordano Gypsi Rufina e le bucoliche passeggiate fatte dal romano Spookyman. Che nella pianura padana si incontrino anche campi di cotone? Chissà.
Intanto la valigia dei sogni dei The Cat and the Fishbowl, duo con guitalele/chitarra e violino/tastiere, ci porta verso un aria naif da country blues che è chiaro sin da Can i Kiss your Chek?, traccia lunga e che racconta come si fanno a incontrare doppie voci e semplici accordi, come in un indie folk group che attraversa la route 66, rigorosamente in bici. Le Caveau propone un jail blues che sfugge dalle prigioni del sud americano con gli archi a dare toni lisergici, quasi che Filippo e Matteo volessero prendere il largo verso una Daunbailò locale, senza Benigni a fermare la loro voglia di fare. La chiusura è affidata a Betrayal, canzone folk che continua a far accrescere curiosità verso personaggi che ci fanno sentire a casa con cuore e attenzione, dovunque ci si trovi.

Testo a cura di Andrea Alesse



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