EP che passione: Senza casco dei Siki e Non-stop Paranoia dei Together Pangea

SIKI

Senza Casco

In attesa del loro album, in arrivo nel 2019, ecco che dalla terra sarda i quattro mori ci regalano una band accogliente e generosa come la gli isolani che confinano con la Corsica. Non più i Sikitikis, ma semplicemente Siki, quattro lettere per essere al tempo e giocare con il tempo, quello metrico di canzoni che riflettono i sentimenti di un gruppo vero.

Nessuna brama esoterica di marketing, ma un gusto di mix musicale che arriva dritto dritto dagli anni ’90, con tanta buona verve. A volte sembra di sentire le gesta dei Casino Royale (la traccia Senza casco, soprattutto), a volte a farla da padrone sono liriche assolate e ribaltate in chiave pop/rap (scappati di casa, che vede partecipare Nicola Lombardo). Un giusto miscuglio che promuove dei Siki che sono maturi e volenterosi, ma che sono orgogliosamente vicini ad uno stile di vita che riflette personalità senza fronzoli e voglia di rispettare l’altro. La sintesi perfetta del loro sound si esente nella tromba e nel piano di Pigro, canzone dove compare un suono alla Neffa, sempre quello dei bei tempi. Il compagno di scuderia Scarda completa poi l’opera nella quarta traccia, in cui la Spedicati/Diana/Dessì band compie un passo verso la via del reggae nostrano, con la voglia d’estate e d’imperfezione.

 

Together Pangea

Non-Stop Paranoia

 

Cinque tracce di audace alternative pop punk rock che ci conduce sempre più nella mente dei Together Pangea, californiani che seguono le orme di chi si diverte e canta con l’ugola post 77, ancora arrabbiata. Potenza e reef distorti fusi con la melodia in una canzone come Hi-fi Television, che lasciano poi spazio ad una titletrack che si sente vicina a Parquet Courts e company, con il caro ricordo dei Gang of Four a farla da padrone. Chitarre sensibili e armonia da lovers e pins, in un no-future ai tempi del trumpismo che produce paranoia , ma che ci ricorda che la notte fuori casa è ancora lunga (Spend the night, per l’appunto).

Chiude il cerchio la marcia stile Urtovox che in Gate of steel mostra anche il lato ruvido di ragazzi cresciuti sullo skate e con le chitarre speedy del pop punk nel cuore e nelle vene.

 

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it



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