Droning Maud, l’onorificenza dell’errore

Droning Maud, l’onorificenza dell’errore

Autore: Droning Maud
Album: Beautiful Mistakes
Etichetta: I dischi del Minollo

Onora l’errore come un intenzione nascosta, Brian Eno e Peter Schimdt. Ma anche i Droning Maud, band di cinque elementi che si cimenta in Beautiful Mistakes per rappresentare la bellezza dell’errore e tramutarlo in alt rock lisergico e velato, con effetti laptop gettati nella mischia. Terzo lavoro in studio e un nuovo obiettivo: comporre solide aspettative e misure musicali iniettate da un percorso nuovo e più solido. Tra melodia e inaspettate variazioni, sino alla ricerca dell’essere amati e alla fine dell’esistenza. Un passo obbligato raccontato in otto tracce composte da minimalismo rock e ricerca. Some call love lo chiarisce da subito con eleganza e cori la composizione studiata dei Dronig Maud. Cantato rigorosamente in inglese e qualche linea di amore per frammenti di The National e altri padroni dell’arrangiamento. In On the Corner si sente l’elettronica e si mutano espressioni, quasi come in Popism degli Earthset, mentre Lazy Sun è la poesia che potremmo dedicare al suicida Chris Cornell, scandita da linea di piano iniziale e da una sintesi di esperienze musicali diverse, sempre con in testa il travestimento dell’errore. Gli interrogativi assillano la lenta Simple Things, viaggio catartico verso l’ignoto e oltre con linee di chitarra ed effetti velati.
References, singolo di esordio, è la vulnerabilità e il preludio ad essa, messo in piedi come in un brano dei Lekka, a colpi di synth decisi e percussioni sotto traccia. Forza espressiva a parte, i Droning Maud lavorano sodo sulle loro intenzioni, sino a Dust, la polvere finale che tematizza la gigantesca giocoleria della vita. Toni con ritmi basilari e simil post rock per portarci al di là, sicuri della sterzata che può dare una chitarra elettrica messa alle corde da poche parole e da strumenti che si sostituiscono ad esse.

Testo a cura di Andrea Alesse

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