Disco della settimana: Brainfeeder X Compilation

Brainfeeder X Compilation

Various Artist

Brainfeeder

4 LP, 2 CD, molti artisti e un compleanno da festeggiare. Dieci anni di attività per l’etichetta Brainfeeder, tutti da compier con la consapevolezza che la ricerca sonora deve ancora venire. Di tempo ne è passato da quando l’etichetta di Los Angeles ha mosso i primi passi, raggiungendo ora l’apice della notorietà mondiale nel campo della musica che elude ogni reticolo di quella che comunemente chiamiamo “compartimentazione”.

Fuori dai clichè, dentro il futurismo sonoro con una family di alto bordo, con un groviglio di idee che riorganizza gli scaffali  a colpi di avanguardia e mix di hip-hop e house, jazz e ambient, techno e soul, funk e molto altro. La label fondata dai Flying Lotus nel 2008 è un segnale di collusione sonora e di astrattezza dal già sentito, per una ricerca che ha lanciato ammiccamenti al jazz quanto all’afro beat, ricordandosi di come l’elettronica possa essere un mezzo di comunicazione universale, un nuovo esperanto per intenderci.

Brainfeeder X Compilation nasce proprio con l’idea di continuare a massaggiare, con un suono variopinto e ultra dimensionale, in 28 tracce edite da diversi artisti della scuderia. Dall’elettronica techno e speranze ballabili col francese Mr Oizo, passando per la bellezza folk electro di Daedalus, con l’avanguardia synth jazz del funk elegante di Thudercat. Una compilation da leccarsi i baffi, che ci porta in un Africa che fa tesoro dei nostri rifiuti elettronici con DJ Paypal, e che torna a casa con le spigolature di Iglooghost e il groove soul di Louise Cole.

Due volumi che sono una summa dell’esperienza Brainfeeder, uno più retrospettivo e uno più all’avanscoperta, in territori dove l’electro e le contaminazioni sono il nettare magico di un’etichetta pronta a nutrire intere generazioni, sino all’ultimo gioiello targato Flyng Lotus. Parlo di Ain’t no coming Back, in cui i nostri coinvolgono BUSDRIVER in una traccia pazza di hip hop e jazz schizzato, come se i Monty PYthon facessero un Jam Session con Duke Elleington. Geniale è dir poco, d’altronde “If Brainfeeder hadn’t built the future, no one else could have even dreamed it” (letteralmente “Se Brainfeeder non avesse costruito il futuro, nessun altro avrebbe potuto nemmeno sognarlo”) .

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it



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