Metti una sera al Diluvio Festival, atmosfera indie e musica serena

Metti una sera al Diluvio Festival, atmosfera indie e musica serena

Piove da una settimana? Non temere, ad aiutarti ci pensa il Diluvio festival edizione invernale, una serata in compagnia di diversi artisti organizzata da Sherpa Live, Costello’s e, appunto, il collettivo Diluvio. Ospita il tutto l’Arci Ohibò. Un festivalino ben organizzato e che accoglie anche le illustrazioni di Andrea Spinelli e le foto di Elena Pagnoni, quest’ultime legate ai retroscena invisibili del mondo dei live music.

Si parte con il duo elettronico dei Tide Predictors, accattivante e sintetico al punto giusto per riscaldare a colpi di colorata verve indie electro il pubblico che sornionamente comincia ad avvicinarsi al palco. E visto che non ci facciamo mancare nulla, ecco che dietro alle esibizioni iniziano ad essere mandati in orbita filmati che sono dedicati agli artisti, ognuno con le sue peculiaritĂ .

Tocca poi a Vikowski, ragazzo dall’accento campano con elegante movenze british quando imbraccia la sua keyboard accompagnata dal tessuto elettronico delle basi, sparate dal pc in bella mostra. Voce alla Josh Grant con cantato solo inglese in compagnia di timbri decisi, ci mette molta passione e regala anche istanti più classici quando abbandona la base per dar vita a suggestivi e intimi attimi di piano solo. Quando salgono sul palco gli Abbracci Nucleari inizia invece a cadere un velato tappeto elettropop che svela le intuizioni di Rahma Hafsi (voce e scrittura) e Marco Rigamonti (tastiera e produzione delle basi), duo di base a Milano che porta a spasso l’omonimo Lp finanziato con crowdfunding e ora disponibile a invadere con intensità velata le orecchie degli ascoltatori. Il cantato italiano, con voce che contornata da effetti soul e rnb, fa il paio con i ritmi di canzoni emotive, vedi su tutte Il giardino delle emozioni e Brucerei. Da notare la presenza scenica della cantante, avvolta all’inizio da un copri abito elegante poi dismesso e molto emozionata per l’esibizione al festival.

Dopo le interessanti nuove leve, spazio ad un mostro sacro: Laetita Sadier. Membro dello storico collettivo Stereolab, centrifugatori di musica synth pop con contaminazioni generali di vario tipo, persino dedite alla musica brasiliana, la nostra artista accompagna in tour Giogio Tuma, con cui ha stretto una collaborazione che l’ha portata sino in Salento, per comparire nell’album del cantante italiano. La Sadier ci suona 5 intime ballad di acosutic rock con accompagnamento di chitarra elettrica, da lei suonata. E poco importa se la chitarra fa le bizze e non vuole accordarsi, in quanto la singer francese non si risparmia e costruisce suoni come una Thurston Moore al femminile, avvolta da una penombra lunare nel cuore e con in tasca note sicure. Parliamo di una che ha collaborato anche con i Mouse on Mars, e che ha anche parole dal sapore politico (the woman), oltre a passaggi autobiografici dovuti al racconto di una relazione a distanza (than i will love you again). C’è pure spazio per una  bella canzone d’amore, Galactic emergence. Terminati 5 pezzi in solitudine, a supportare Laetitia ci pensa la Giorgio Tuma band per ultimi due brani suonati con ritmi ipnotici e corali, a metà strada tra Moloko e Mr. Bungle.

Il finale di serata è tutto per Giogio Tuma, batteria e voce che col cuore stanziato nella calorosa Lecce. Suona con il suo gruppo, chitarra e doppie tastiere, i pezzi di This Life Denied Me Your Love, piccola preziosa composizione uscita per la spagnola Elefant Records che ora si appresta a manifestarsi in un tour europeo. Una carriera strana e purtroppo ancora con poca visibilità per un artista che mastica umiltà e post rock, accanto a una voce anestetizzante e calda al punto giusto. Sinfonie che si fanno arte, ricordando le bordate dei Maserati quando accelerano dal vivo, mentre gli arrangiamenti sono orchestre figlie di un pop lisergico e clandestino. Proprio come Tuma, introverso ma geniale. Chiude la struggente Maude Hope suonata con la Sadier, in una serata che ci ha fatto dimenticare il clima maledetto di questi giorni, sotto i colpi  di una buona musica.

Testo a cura di Andrea Alesse

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